SCATENI. "Ero quella notte alla Diaz, l'ho fatto e lo rifarei"


Articolo pubblicato il: 21/03/2018 15:26:45

Si chiama Enrico Zucca, è un sostituto procuratore della Corte d’Appello, uno dei giudici del processo Diaz, la scuola dove la polizia ordinò il pestaggio e in più casi la tortura di giovani antagonisti del G8. Il magistrato, ricordando altre torture, quelle inflitte in Egitto al giovane ricercatore Regeni, ha reso di pubblico dominio cosa pensa dell’incredibile esito delle indagini sui fatti di Genova, con coraggiosa chiarezza, ignorata da chi avrebbe dovuto punire esemplarmente mandanti ed esecutori della sanguinosa incursione nella Diaz. Ha denunciato Zucca: "I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?". Domanda ineccepibile e Zucca avrebbe potuto girare il dito nella piaga solo che avesse ricordato il caso Bucchi e altri episodi di violenza commessi da uomini delle forze dell’ordine. In passato Zucca aveva accusato la polizia di aver totalmente rimosso le vicende e le responsabilità del G8. Puntuale, allora la reazione autodifensiva del ministro degli interni Alfano e del capo della polizia Pansa, con la richiesta al ministro della Giustizia Orlando di un’azione disciplinare nei confronti di chi ebbe il coraggio e l’onestà, insite nel ruolo, di denunciare quanto era stato accertato, ma non punito come dovuto. Lo difesero Magistratura Democratica e l’Associazione Nazionale Magistrati.

Rimane in piedi la richiesta di risposte alla protesta di chi non s’arrende e pretende la verità sulla morte di Ilaria Alpi, di Bucchi, Regeni, sulle torture nella Diaz.

In margine all’episodio Zucca, sconcerta la copertura dei vertici di polizia e carabinieri su episodi che addebitati a civili sarebbero perseguiti con il massimo della severità e che invece, se commessi da uomini in divisa, sono sottovalutati, spesso giustificati. Senza nulla togliere al servizio essenziale che vede impegnati poliziotti e carabinieri, non è lecito assolverli se usano la violenza senza ragione o se come è accaduto più volte si scoprono complici di omertosi e corrotti.

Il paradosso, antitetico alla domanda di verità: che il caso sollevato dal pm Zucca, pubblico ministero del processo per i fatti della scuola Diaz, rischia di trasformarsi in un atto d’accusa nei suoi confronti e delle vittime di abusi inauditi. Ad aggravare il bilancio delle azioni di depistaggio e omertà dei vertici della polizia, anche l’assurdo di responsabili del blitz condannati, ma premiati con promozioni in ruoli di prestigio. Manca solo che il ministro della giustizia Orlando o chi gli dovesse subentrare, intraprenda azioni disciplinari nei confronti di Zucca.

E’ non è del governo la tolleranza di comportamenti omertosi di polizia, magistratura e governo egiziano? E’ motivato il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo, se il governo egiziano continua a boicottare la ricerca della verità sul caso Regeni? Quali interessi palesi e nascosti fanno desistere l’Italia dal ricatto “informazioni esaurienti e verificabili, o fine dei rapporti economici Italia-Egitto”?

FabioTortosa, dirigente sindacale del Consap, uno dei poliziotti del blitz alla Diaz: “Io ero quella notte alla Diaz…L’ho fatto e lo rifarei… Non era la gloria quello che cercavamo, volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all'Italia, il mio paese, un paese che mi ha tradito ma che non tradirò". Il commento è di due giornio successivo alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che ha condannato l'Italia. A smentire la sentenza un mare di promozioni per i responsabili e impunità quasi totale: Gianni De Gennaro, capo della polizia, salta sulla poltrona di presidente della Finmeccanica, in molti sono stati promossi questori, capi di dipartimento, prefetti, dirigenti di banche. Da indagati e condannati hanno raggiunto livelli di vertice nel corpo della Polizia.

 

Luciano Scateni