Questo il comunicato stampa diffuso dalla criminologa Lucia Cerullo:
"Negli ultimi giorni Casapesenna è tornata al centro della cronaca per una serie di esplosioni di bombe carta che hanno turbato la quiete del paese. Boati nella notte, serrande danneggiate, vetrine infrante. Episodi - si legge nel comunicato - che inevitabilmente riaccendono la paura in una comunità che ha conosciuto davvero il peso della criminalità organizzata.
In territori come l’agro aversano è quasi naturale che il pensiero vada subito alla camorra. Per anni questa terra ha dovuto convivere con una presenza ingombrante e violenta, e la memoria collettiva non si cancella facilmente. Proprio per questo - si legge ancora - però, è necessario evitare conclusioni affrettate. Le indagini sono ancora in corso e, allo stato attuale, non emergono elementi che indichino con certezza una regia camorristica organizzata dietro questi episodi.
Diversi osservatori suggeriscono una lettura più complessa del fenomeno. Negli ultimi anni, infatti, molte organizzazioni criminali tradizionali hanno progressivamente spostato i propri interessi verso attività meno visibili - si legge ancora - e più redditizie: appalti, servizi, investimenti, infiltrazioni nell’economia legale. Questo processo ha in parte svuotato quella che un tempo veniva definita la “mafia di strada”. In alcuni contesti, questi spazi vengono occupati da gruppi più piccoli e meno strutturati che cercano di affermarsi sul territorio.
È in questo scenario che si inserisce una dinamica sempre più osservata dagli studi criminologici: la criminalità diffusa che imita i codici della mafia. La bomba carta, in questi casi, non è tanto uno strumento di distruzione quanto un messaggio. Serve a fare rumore - prosegue il comunicato - a creare allarme, a lasciare un segno visibile. Il boato nella notte diventa una forma di comunicazione: qualcuno vuole dimostrare di poter incutere paura.
Molto spesso questi episodi non sono riconducibili a organizzazioni mafiose strutturate, ma a gruppi legati a economie illegali di strada, come il traffico di droga o altre attività criminali minori. Si tratta di una criminalità diversa da quella storicamente conosciuta in questi territori: meno organizzata - si legge ancora - meno stabile, ma capace di utilizzare gesti eclatanti per costruirsi una reputazione. In altre parole, imitare il linguaggio della mafia per sembrare mafia. Il problema non riguarda soltanto gli episodi in sé, ma anche il modo in cui vengono raccontati. Quando ogni atto violento viene immediatamente interpretato come un “ritorno dei clan”, si rischia - si legge ancora - di alimentare una narrazione che non sempre corrisponde alla realtà delle trasformazioni criminali contemporanee.
C’è anche un altro rischio: attribuire a chi compie questi gesti l’etichetta della grande criminalità organizzata significa regalare proprio quel prestigio criminale che stanno cercando di conquistare. Casapesenna - si legge ancora - e l’agro aversano hanno attraversato negli ultimi anni un percorso importante di riscatto. Le operazioni giudiziarie, il lavoro delle istituzioni e l’impegno civile hanno cambiato il volto di questi territori. Ridurre tutto a un presunto ritorno al passato rischia di oscurare questo cammino e di non farci comprendere - prosegue il comunicato - le nuove forme di devianza che oggi generano insicurezza.
Per questo serve lucidità, distinguere tra il crimine che governa davvero il territorio e quello che, attraverso il rumore e la paura, cerca semplicemente di simularlo. Perché una comunità difende la propria sicurezza - si legge ancora - non solo con le indagini e gli arresti, ma anche con la capacità di leggere la realtà senza lasciarsi trascinare dalla paura".