Questo il comunicato stampa diffuso da Comitato per Villa Giaquinto, Comitato Città Viva, Comitato Parco Aranci, Attivi e solidali ODV, Combo - comitato biblioteca organizzata, Centro Sociale ex Canapificio, Laboratorio Sociale Millepiani, Nuovi stili di vita-Parrocchia Buon Pastore, Parrocchia Rione Tescione, Noi Voci di Donne:
In questi anni, grazie alle intelligenze e al sudore di centinaia di cittadini, abbiamo potuto restituire alla collettività alcuni dei suoi spazi pubblici più importanti, come Villa Giaquinto, la Villa di via Arno, la Villa del Parco degli Aranci - prosegue il comunicato - piazza Pitesti, la Biblioteca comunale, l’ex parcheggio di via Patturelli, la Casa del Sorriso Don Giorgio Quici di via Mondo ed altri ancora. Questi luoghi sono stati radicalmente trasformati: attraverso percorsi di emancipazione e democrazia diretta sono diventati luoghi socialmente sicuri, belli, partecipati e animati da centinaia di attività culturali e sociali gratuite. Con impegno ed entusiasmo abbiamo trasformato gli spazi che abbiamo attraversato, aggiustando le giostre, curando il verde e prendendoci cura delle comunità - si legge ancora - che li abitano, spesso anche senza la collaborazione istituzionale del Comune, che ha di frequente disatteso le proprie responsabilità previste dagli stessi Patti di Collaborazione.
Non neghiamo che il Regolamento attualmente vigente abbia bisogno di profonde modifiche e, anzi, lo abbiamo sostenuto più volte negli scorsi anni, ma senza che l’amministrazione comunale ci ascoltasse. Le modifiche che oggi vengono proposte, però, non vanno assolutamente nella direzione da noi auspicata. Non comprendiamo - si legge ancora - ad esempio, perché si voglia imporre il limite di un solo rinnovo ai Patti stipulati, che avranno quindi una durata massima di 3 anni più, col rinnovo, di altri 3. Cosa accadrà a quei beni, che oggi sono già al secondo triennio, il cui Patto di Collaborazione sta per scadere? Questa, lo sottolineiamo, è una preoccupazione più che legittima, dal momento che si tratta della quasi totalità degli attuali Patti in vigore. Chi aprirà e gestirà Villa Giaquinto, parte di Piazza Pitesti, la Villa di Parco degli Aranci e tanti altri beni quando - prosegue il comunicato - nel giro di un paio d’anni, per questi beni arriverà il termine del secondo triennio? La risposta, purtroppo, rischia di essere “nessuno”, con la conseguenza che tutti questi luoghi, che faticosamente sono stati restituiti alla città, torneranno presto ad essere chiusi o abbandonati. Questo limite del tutto insensato, inoltre, inibisce completamente la progettazione - si legge ancora - a lungo raggio degli interventi culturali e sociali.
Anche la cancellazione dell’Ufficio sui beni comuni e il contestuale passaggio di alcune delle sue funzioni al Gabinetto del Sindaco ci trova in totale disaccordo. L’Ufficio colpevolmente non è mai stato istituito, è vero, ma la sua funzione di controllo e coordinamento sarebbe utilissima. Al contrario, il passaggio delle funzioni proprie al Gabinetto del Sindaco irrigidisce l’iter procedurale per la stipula dei Patti. Quello che chiediamo da anni, invece, è il rilancio e potenziamento dell’Ufficio, che deve avere - recita ancora il comunicato - a disposizione risorse economiche e funzionari dedicati, in modo da poter svolgere efficacemente la sua funzione.
Tra le modifiche proposte, c’è poi addirittura il riconoscimento in capo al Dirigente al patrimonio della facoltà di decidere se firmare o non firmare i Patti di Collaborazione ordinari, eliminando il passaggio per la Giunta comunale, rendendo totalmente discrezionale l’approvazione o il diniego dei patti. Ancora, la proposta dell’assessore Papa escluderebbe - si legge ancora - la possibilità di firmare Patti di Collaborazione per la gestione di beni oggetto anche solo di bandi da parte del Comune: un’ulteriore restrizione senza ragione, se non quella di limitare il senso stesso dei beni comuni. Quanti beni comuni oggi vengono gestiti in modo condiviso anche se oggetto di bandi o addirittura di progetti finanziati! Tra il candidare uno spazio ad un bando per la riqualificazione e l’effettivo inizio dei lavori, infatti, passano almeno dai 2 ai 4 anni. Nell’attesa e nelle more di bandi e progetti vari - prosegue il comunicato - la gestione virtuosa di un bene non può che essere elemento positivo per la città. Pensiamo a Villa Giaquinto, alla Biblioteca Comunale o alla Villa di Parco degli Aranci (ma l’elenco sarebbe lunghissimo!): se oggi fosse in vigore questo nuovo regolamento, quasi tutti i beni comuni di Caserta non potrebbero esistere.
Il nuovo regolamento vedrebbe confermata la presenza dell'Osservatorio sui Beni Comuni, che, però, continua a vedere al proprio interno solo alcuni tipi di professionalità: ad esempio, perché non sono previsti filosofi o sociologi? Riteniamo che la qualità della gestione di un bene dovrebbe essere tra gli elementi di valutazione decisivi per il rinnovo o la revoca di un Patto. A questo proposito - si legge ancora - sosteniamo che le relazioni di fine gestione, come quelle inviate per le Ville di via Arno e Parco degli Aranci, dovrebbero essere tra gli strumenti valutativi principali a disposizione dell’ente.
La proposta di inserire un limite alla partecipazione contemporanea ad un solo Patto complesso per associazione, poi, è sinceramente inspiegabile. Cosa c’è di male se delle realtà, magari in collaborazione tra di loro, decidono di prendersi cura di un secondo o di un terzo bene creando partecipazione e democrazia diretta in consonanza con lo spirito che anima l’esperienza dei beni comuni? Forse, dietro questa proposta - si legge ancora - si nasconde una confusione tra beni comuni e sedi delle associazioni. I beni comuni, infatti, non possono essere ridotti a mere sedi associative (che pure in città mancano, ma è altro problema), ma sono luoghi che le associazioni curano per far sì che siano restituiti alla collettività. Per noi ben venga, quindi, che l’impegno di un’associazione si estenda anche contemporaneamente su più beni - prosegue il comunicato - come accade alla Biblioteca Tifatina di Casola, a parte della Caserma Sacchi e alla Casa del Sociale Ex Onmi!
Abbiamo esaminato solo alcune delle modifiche proposte che ci lasciano perplessi, tanto nel merito quanto nel metodo con cui sono state avanzate. Per queste ragioni, chiediamo un cambio di passo deciso da parte dell’Amministrazione. Chiediamo di essere ricevuti dal Sindaco e dall’assessora Papa per poter esporre le nostre perplessità e le nostre proposte di modifica. Chiediamo, inoltre, di essere auditi dalle Commissioni Patrimonio e Regolamenti per poter esporre - si legge ancora - ai Consiglieri comunali le nostre riflessioni.
Ma questo non basta: è fondamentale, in questo momento, procedere con urgenza al rinnovo in Giunta e alla firma di tutti i Patti di Collaborazione che aspettano da tempo, tra cui quello di Piazza Pitesti, della Villetta di via Arno, della Villetta di Parco degli Aranci e di tutti gli altri beni fermi in questa situazione. Le comunità che vivono - si legge ancora - e animano i beni comuni non possono più aspettare le lungaggini burocratiche o gli inspiegabili impedimenti di natura politica. I beni comuni rappresentano una delle storie più belle degli ultimi anni della città. Questa storia, costruita sui valori dell’inclusione, della democrazia, della cultura e della cura della comunità va sostenuta, rispettata e ascoltata".
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