Articolo pubblicato il: 14/04/2026 16:26:04
Questo il post facebook del Sindaco di Castel Volturno Pasquale Marrandino: "C’è una cosa che negli ultimi anni mi pesa sempre di più. La povertà della classe dirigente.
E non parlo solo della politica. Parlo delle dirigenze in generale: enti, ospedali, ASL, strutture pubbliche. Parlo di chi oggi prende decisioni per gli altri senza aver mai vissuto davvero il peso di quelle decisioni.
Abbiamo riempito i posti di comando di persone che hanno titoli, sì. Lauree, master, curriculum perfetti.
Ma che non hanno mai vissuto la strada. Non hanno mai sentito il marciapiede sotto i piedi.
Non hanno mai passato una notte insonne per una responsabilità.
Non hanno mai provato la paura vera.
Non si sono mai trovati davanti qualcuno che la pensava diversamente, magari in modo duro, magari in modo violento.
Non hanno mai deciso davvero.
E allora succede che chi dovrebbe guidare, amministra senza coraggio.
Chi dovrebbe assumersi responsabilità, le evita.
Chi dovrebbe cambiare le cose, aspetta che passi la giornata.
È questa la nuova classe dirigente: rassicurante, ordinata, formalmente impeccabile… ma vuota di esperienza vera.
E così il mondo non cambia.
Perché il cambiamento non nasce nei salotti.
Nasce nelle notti senza sonno.
Nasce nelle scelte difficili.
Nasce quando ti prendi sulle spalle il peso di una comunità, anche quando fa paura.
E la paura vera non è quella delle parole o delle critiche. È quella che ti porti a casa.
È quando una moglie, tua madre, ti guarda e ti dice: “stai esagerando”.
È quando, anche senza dirlo, capisci che temono che qualcuno possa fare del male a tuo figlio.
È lì che si misura tutto.
Perché governare certi processi significa anche questo: portarsi addosso un rischio che non finisce in ufficio.
Un peso che non puoi spegnere la sera.
E tutto questo, in un territorio come Castel Volturno, pesa il doppio.
Un territorio difficile, complesso, spesso violento.
Un territorio fatto di cento etnie, di fragilità profonde, di persone ai margini.
Di disagio sociale e familiare.
Di dispersione morale, scolastica, culturale.
Di chi prova ogni giorno a rialzarsi… e di chi, invece, prova ogni giorno a portarti indietro.
Un territorio dove convivono speranza e pericolo. Dove le regole non sempre vengono rispettate, e farle rispettare significa esporsi davvero.
E allora no, questo non è un lavoro per tutti.
Oggi, troppo spesso, vediamo persone che vogliono solo “arrivare a sera”.
Fare il proprio turno.
Tornare a casa.
Non esporsi.
Non rischiare.
Ma un territorio così non si governa così.
Fuori, nelle strade, c’è chi corre. C’è chi aggira le regole. C’è chi prova ogni giorno a piegarle. E nei luoghi dove quelle regole vanno fatte rispettare, servono persone vive.
Persone che capiscono.
Persone che non arretrano.
Persone che hanno fame.
Perché senza fame, senza rabbia, senza passione… non si cambia nulla.
Chi resta indietro, resta indietro.
E allora sia chiaro fino in fondo.
Io sono fatto così.
Vivo questo ruolo fino in fondo, con tutto quello che comporta.
E con me può camminare solo chi conosce questo peso. Chi sa cosa significa portarselo a casa.
Ma c’è anche chi questo peso lo regge ogni giorno.
Chi corre al mio fianco.
Chi sopporta questo modo di fare amministrazione, duro, veloce, senza pause.
A loro va il mio rispetto.
Perché sono loro che fanno la differenza.
Gli altri facciano un passo indietro".