Questo il comunicato inviatoci in redazione: "“Casal di Principe rappresenta la Resistenza con i suoi 65 beni confiscati, la maggior parte dei quali riutilizzati per fini sociali. Per gli altri Paesi Europei siamo un esempio di resilienza e contrasto”. A dichiararlo è Lia Caterino, consigliere comunale di Casal di Principe con delega all’Ambito che ha partecipato a una “due giorni” di confronto a Sofia, in Bulgaria, fra esperti e rappresentanti di altri Stati per discutere delle capacità di contrasto, dei vari sistema di polizia straniera, al rischio di organizzazioni criminali nei Paesi membri dell’Unione Europea e non solo. “Noi siamo un modello di reazione alla mafia, in tutte le sue forme – continua Caterino, a latere del convegno – perché per anni , come popolo, abbiamo subìto l’oppressione dei clan con estorsioni, ritorsioni ed omicidi, questo territorio però adesso è rinato con una buona politica di inclusione della parte sana della popolazione e soprattutto con la guerra a tutte le forme di criminalità, dalle più violente a quelle più subdole, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, ma anche con il coraggio dei cittadini onesti”.
Il 30 e il 31 gennaio, infatti, Italia, Belgio, Svizzera e Bulgaria si sono incontrate a Sofia: come rappresentante dell’Italia e del “modello Casal di Principe” c’era la consigliera comunale Lia Caterino che, con Rosita Pignata, istruttrice assegnata all’ufficio del sindaco Ottavio Corvino, hanno illustrato con un video tutti i progetti attuati nel corso degli anni nei beni immobili confiscati al clan dei Casalesi. Il professore Mosca Michele dell’Università Federico II (docente di economia), su delega del CSD Center for THE Study of Democracy, ha organizzato l’invito ai vari protagonisti della due giorni. “Abbiamo mostrato – conclude Caterino – come è avvenuta la rinascita di 41 edifici e dei vari terreni tolti alla camorra. Dalla ex “villa Scarface” strappata a Walter Schiavone, ora centro di salute mentale, alla trasformazione di un mega edificio di un boss ora divenuto centro “Don Diana” con tutte le foto delle vittime innocenti della camorra, incluso il museo della Resistenza e il centro minori gestito dall’ente Don Calabria. Così come il comando della polizia municipale e il nuovo commissariato della Polizia di Stato di Casal di Principe. Molti Paesi guardano al nostro modello perché per anni hanno negato che gli omicidi e il fenomeno di riciclaggio fossero riconducibili a organizzazioni malavitose. La mafia va contrastata con tutti i mezzi partendo dalla ricchezza economica dei clan, lì bisogna colpire se si vuole uccidere la mafia. Continueremo ad informare gli altri Stati con un invito, a Gennaio, a Casal di Principe dei vari membri che hanno preso parte alla due giorni in Bulgaria”".
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