CE. Petrella (Pres. Confesercenti): "Cedolare secca, provvedimento da migliorare non da cancellare"






Articolo pubblicato il: 10/12/2019 19:18:17
Ultimo aggiornamento articolo: 10/12/2019 19:18:17

Pubblichiamo nota stampa comunicato Confesercenti Caserta: "Cedolare secca: Confesercenti, “Provvedimento da migliorare, non da cancellare” Una cancellazione improvvisa e inaspettata, che ci lascia a dir poco perplessi. - commenta il Presidente Provinciale di Confesercenti Caserta Salvatore Petrella - Si trattava di un provvedimento che senz’altro poteva e doveva essere migliorato - si legge nella nota -, ma non stralciato del tutto. Così si dà un ulteriore colpo ai piccoli negozi”. Così Confesercenti sulla cancellazione della proroga per la cedolare secca al 21% sugli affitti commerciali, aliquota agevolata introdotta dalla Legge di Bilancio 2019 per i nuovi contratti di locazione ed inizialmente confermata anche per il prossimo anno. “La cedolare era stata introdotta anche su nostra spinta, - commenta Petrella - per cercare di frenare il caro-affitti che, in molte città, sta mettendo in difficoltà le imprese del commercio. Non era un provvedimento perfetto: la norma era costruita soprattutto per i proprietari dei locali, visto che non c’era garanzia che i beneficiari dell’agevolazione concedessero un risparmio alle attività commerciali. Per questo chiediamo di ripristinarla con una correzione: l’accesso alla cedolare secca va subordinato alla concessione di un canone concordato al locatario. Così si diminuirebbe il costo del provvedimento e si giustificherebbe - si legge nella nota - il ‘sacrificio’ dell’Erario. E si darebbe una mano a recuperare i negozi sfitti, che in Italia ormai sono circa mezzo milione. Con un benefico finale anche per il fisco, visto che un negozio sfitto genera sicuramente meno gettito di un negozio in attività”. “Ad oggi - Conclude Petrella - la cedolare secca era l’unico strumento in grado di frenare la crisi nel settore, senza incentivo, i proprietari degli immobili saranno soggetti (tenuto conto dell’Irpef e delle addizionali regionali e locali, imposta di registro) ad un carico fiscale che può superare il 48% del canone percepito, al quale andrebbe aggiunta la patrimoniale imu-tasi”."