Il 2025 si chiude come un anno da primato per il gioco pubblico in Italia, con numeri che confermano la piena maturità di un settore ormai strutturato come una vera industria nazionale. La raccolta complessiva ha raggiunto infatti i 165 miliardi di euro, generando per l’Erario un gettito di 11,4 miliardi. Ma dietro questa crescita si nasconde un sistema tutt’altro che uniforme: un’Italia divisa tra comparti ad alta redditività e altri ormai in declino strutturale.
Partiamo, ad esempio, da uno dei dati più interessanti. Non un record, ma una scomparsa lenta e costante: quella del gioco senza vincita in denaro. Flipper, biliardini e videogame meccanici, un tempo simbolo dell’intrattenimento nei bar italiani, hanno registrato un crollo della raccolta del 42,48%, fermandosi a poco più di 31 milioni rispetto ai 53,9 del 2023. Ancora più drastico il confronto con gli anni precedenti, quando il valore era più che doppio. “A sentenziare la crisi è anche un gettito erariale, ormai ridotto a 2,48 milioni, che certifica la marginalità di un comparto che paga una doppia debolezza - ci spiega Sivlia Urso, analista della redazione di Giochidislots - l’assenza di innovazione tecnologica e una normativa incapace di sostenerne la funzione sociale”.
Su questo sfondo si innesta il quadro generale di un settore che, al contrario, continua a crescere. Il 2025 segna infatti un anno record per il gioco pubblico italiano, come dicevamo in apertura, con un baricentro che, nonostante il digitale continui a guadagnare terreno, resta saldamente ancorato alla rete fisica. I numeri, infatti, parlano di AWP e VLT che continuano a essere protagoniste, con 31,5 miliardi di raccolta e oltre 5,3 miliardi di entrate erariali. Un risultato che ridimensiona l’idea di un dominio assoluto dell’online. “Diverso il discorso per i giochi di sorte e di carte a quota fissa - continuano ai nostri microfoni l’head content di Giochidislots - qui i volumi sfiorano gli 80 miliardi, ma il contributo fiscale resta contenuto, poco sopra gli 800 milioni, a causa di un sistema di tassazione che incide sul giocato lordo, amplificato dal continuo reinvestimento delle vincite”.
La crescita più evidente riguarda poi il segmento del betting: le scommesse sportive superano i 19 miliardi, mentre le versioni virtuali oltrepassano quota 5. Spicca anche l’efficienza dei giochi numerici, capaci di generare 620 milioni di gettito a fronte di una raccolta di appena 1,78 miliardi. Restano infine solidi i pilastri della tradizione: Lotto e Lotterie continuano a garantire stabilità, con rispettivamente 8 e 13 miliardi, sostenuti da una fiscalità elevata e da una fiducia che non accenna a diminuire.
“Il quadro che emerge dallo studio che abbiamo pubblicato sul nostro blog è quello di un settore sempre più orientato alla redditività fiscale e alla tecnologia - conclude Urso - ma sempre meno capace di conservare la propria dimensione sociale”. E la crisi del gioco senza vincita non è solo un dato economico: è il segnale di un cambiamento culturale, in cui l’intrattenimento collettivo lascia spazio a un’esperienza sempre più individuale.
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