SCATENI/Conformarsi a chi e come? I rischi del verbo scelto dalla Cassazione


Articolo pubblicato il: 16/05/2017 16:02:44

Per capire di che si parla, il ricorso  all’eccellenza di Devoto e Oli è d’obbligo. Alla pagina 554 del loro mitico dizionario della lingua italiana (edizione del 1971), ecco il verbo conformare e il suo  significato: “Far corrispondere, adattare” e più avanti “Modificare il proprio pensiero, e le proprie azioni…” Confermare è il verbo scelto dalla Cassazione per sancire che i migranti devono conformarsi ai nostri  valori. Il concetto è davvero pericoloso in un Paese democratico e l’Italia, almeno per ora, ancora lo è. L’iniziativa va a rimorchio di un fatto di cronaca, della condanna a una multa di duemila euro di un indiano sikh in possesso di un coltello sacro. L’inverosimile deduzione dell’alta magistratura è che chi fugge da guerre e miseria sia tenuto a “occidentalizzarsi”. La subdola intenzione della “sentenza” non sfugge a una lettura antagonista: per sventare preventivamente il rischio di attentati (vedi Parigi) bastano e avanzano le disposizioni di legge che vietano il possesso di coltelli potenzialmente letali, al pari di altre armi illegalmente detenute. Di qui la fantasia ha modo di sbizzarrirsi. Le conformità evocate dalla Cassazione, se estese al mondo, comporterebbero quanto segue: i missionari dovrebbero conformarsi alla fede di stregoni e guru e non professare il cristianesimo, cinesi e giapponesi dovrebbero sottoporsi alle mani di chirurghi plastici per raddrizzare gli occhi a mandorla, i neri a sostanze sbiancanti, le volontarie che portano aiuti in Africa si dovrebbero sottoporre a infibulazione, i nudisti sarebbero multati e costretti a coprirsi, i musulmani a pregare Cristo e Madonne. Se poi la Cassazione avesse inteso suggerire ai migranti di favorire l’integrazione, anche con la rinuncia a qualche comportamento lesivo di chi li ospita, niente da ridire, se non di cercare verbi più acconci nel Devoto e Oli.
Il lupo, specialmente se in avanzata età, perde il pelo oramai indebolito, non il vizio. Esemplare da questo punto di osservazione il gaffeur don Silvio Berlusconi, di fresco perdonato dalla Merkel per i suoi inciampi istituzionali. A suo tempo aveva ridefinito le origini afro di Barak Obama, con l’attributo di “abbronzato”  La ricaduta è in bilico tra comicità e considerazioni per il deficit di autocontrollo, tipico di una difficile  senescenza. Anche in Papuasia hanno imparato dalle news sulla neo presidenza francese che Macron è sposo di una sua ex insegnante, più grande di ventiquattro anni. Berlusconi:  “Un bel ragazzo (Macron, rdr) che ha una bella mamma (la moglie Brigitte, ndr)  che se lo porta sottobraccio”. Come dicono i saggi, prima di aprir bocca e sparlare, sarebbe indispensabile contare almeno fino a dieci, meglio fino a cento.
Nuvole minacciose nel cielo dell’ex cavaliere. La Cassazione ha respinto il ricorso teso a ridurre i due milioni al mese di emolumenti dovuti all’ex moglie Veronica Lario. Berlusconi contava di avvantaggiarsi del nuovo dispositivo che esime il coniuge di corrispondere l’’assegno di  mantenimento se ex moglie o ex marito hanno di che mantenersi.
Scrivere articoli per  la rubrica uno scandalo al giorno in Italia è un gioco da ragazzi, tante sono le opportunità. Alla quotidianità dell’estensore, da qualche tempo, danno una mano i preti, più o meno titolati, specialmente per orrende vicende di pedofilia. Un caso di altra natura, non meno eclatante si aggiunge alla catena di nefandezze in danno degli emigranti. Protagonista è tale Edoardo Scordio, prete in Calabria. E’  accusato di aver messo nel suo capiente salvadanaio la bellezze di tre milioni e mezzo di euro, trasferiti in Svizzera, messi uno sull’altro con assegni a lui intestati e la causale “cura spirituale dei migranti”. Degno compare è Leonardo Sacco che in combutta con il prete gonfiava le fatture relative all’assistenza ai profughi, trattati come animali. Nel frattempo il “socio” di don Scordio è diventato benemerito dei tifosi della Polisportiva Capo Rizzuto, protagonista di luminosi risultati, grazie alle risorse stornate dalle attività assistenziali. 

Luciano Scateni