SCATENI. Soldi? Meglio la salute


Articolo pubblicato il: 02/02/2017 17:58:47

Molti, troppi arricchiti, deridono la saggezza popolare del detto “i soldi non fanno la felicità”. E sbagliano. I soldi non preservano dalle malattie e quasi sempre non bastano a curarle, il possesso dei soldi è una droga e crea dipendenza. La ricchezza è generalmente opposta ai valori etici , diventa dipendenza e sfocia nell’illecito della corruzione, della violenza, della prevaricazione, dell’egoismo, della megalomania, dell’ingiustizia sociale. Quanti bambini africani denutriti, malati, potrebbero aspirare a una vita normale  con la montagna di dollari che uno dei miliardari del mondo spende in yatch milionari, jet personali, perfino in ville con rubinetti e  sanitari accessori in oro zecchino, in feste hollywoodiane, matrimoni sontuosi, in altri ignobili sprechi… I soldi non fanno la felicità specialmente se accumulati senza fatica. E’ il caso di Johnny Depp, osannata star del cinema americano. Nel corso della sua strapagata carriera ha guadagnato miliardi e la cronaca specializzata in intromissioni nella vita di personaggi famosi racconta che è vicino al fallimento. Rivela che dalle sua mani bucate escano due milioni di dollari al mese in shopping. Non è tutto. Al crac finanziario hanno contribuito l’acquisto di 14 immobili, compreso un castello in Francia, una “barca” da 18 milioni di dollari, 45 auto di lusso, imponenti partite di vini pregiati. Per il suo comodo Depp paga 40  dipendenti. Nella galleria personale trovano posto opere di  Andy Warhol, Klimt, settanta chitarre d’autore e l’attore deve versare alla moglie, da cui è divorziato, 7 milioni di dollari.


Ci sono altre categorie di ricchi, destinate a non godersi i soldi: ne fanno parte i cosiddetti nati con la camicia che vincono cifra astronomiche a lotterie e simili.  I media, individuato il neo milionario,  ne fanno un caso da prima pagina. Se si tratta di un giocatore di modesta condizione economica, la vincita sconquassa tutti i parametri della sua pregressa normalità, lo espone all’azzardo  di investimenti sballati e all’euforia del lusso sognato per una vita. Il peggio è l’assalto al forte di parenti e amici, la pioggia di richieste di soldi, la proposta di partnership per le più svariate imprese, la corsa senza freni a utopie giovanili come il giro aeronautico del mondo e tappe in alberghi a 5 Stelle. Di una terza categoria sono membri onorari i rampolli di famiglie nobili assolutamente convinti che il lavoro non è decoroso per un figlio di duchi e baroni. Il loro non far niente è relativo: si dedicano con lena e impegno  a dilapidare quanto resta dei patrimoni degli avi, fino a ridursi in miseria. In un quarto stadio di ricchezza, accumulata senza curarsi del come e in danno cdi chi, rientra il neo presidente degli Stati Uniti. Lui, come altri imprenditori,  è  “sceso”  in politica per protegge e incrementare gli affari propri e dei suoi simili (petrolieri, multinazionali). Un omologo lo abbiamo in casa, in politica a protezione del suo impero economico e i soldi non gli hanno risparmiato un umiliante divorzio, ghigliottine giudiziarie, qualche acciacco di troppo.   

Luciano Scateni