Questo il comunicato inviatoci dalla SABAP CE-BN: "L’importante ritrovamento archeologico emerso nel territorio di Marcianise continua ad arricchirsi di nuovi sviluppi e si avvia ora verso una fase di tutela e valorizzazione condivisa tra Istituzioni. Dopo le prime campagne di scavo che hanno portato alla luce una necropoli di età preromana nell’area destinata alla realizzazione della Casa di Comunità e dell’Ospedale di Comunità nel Rione Santella, lunedì 18 maggio 2026 alle ore 10, presso la Sala Consiliare di Marcianise, è avvenuta l’importante sottoscrizione del Protocollo d’Intesa tra ASL Caserta, Comune di Marcianise e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento.
L’accordo nasce con l’obiettivo di garantire la tutela, lo studio e la valorizzazione dei reperti archeologici rinvenuti durante le indagini preventive collegate al cantiere PNRR. La scoperta risulta particolarmente significativa per la conoscenza storica della Piana Campana e, in particolare, dell’area compresa tra Capua e Calatia, finora poco indagata dal punto di vista archeologico.
Nel corso delle attività di scavo sono emerse diverse sepolture che i corredi consentono di datare in età preromana. Ad oggi sono state indagate tredici tombe, ma le ricerche proseguiranno nei prossimi giorni e potrebbero fornire nuovi elementi utili alla comprensione delle dinamiche insediative e delle pratiche funerarie delle antiche comunità che abitavano il territorio. Le indagini, dirette dalla Soprintendenza ABAP per le province di Caserta e Benevento, hanno restituito un complesso sepolcrale di notevole interesse scientifico, caratterizzato da tombe a fossa e tombe a cassa di tegole con copertura piana. Il rituale funerario attestato è quello dell’inumazione: gli individui, tutti adulti, sono stati rinvenuti in posizione supina e spesso accompagnati da oggetti di corredo deposti ai piedi. Tra i reperti più significativi figurano olle acrome di varie dimensioni e grandi olle stamnoidi con decorazioni geometriche dipinte in rosso scuro e disposte all’esterno della cassa, che mostrano stretta analogia con i contesti funerari di Capua e Calatia databili tra la fine del V e la prima metà del IV secolo a.C. Indicatori di genere sono costituiti da oggetti di ornamento personale quali fibule in ferro e bronzo, bracciali e anelli per le donne, armi come lance e frecce in ferro per gli uomini. Particolarmente rilevante è la Tomba 1, purtroppo rimaneggiata, nella quale l’inumato era accompagnato da un ricco corredo composto da ceramica a figure rosse, ceramica a vernice nera, ceramica comune e ornamenti personali in bronzo. I materiali, sebbene frammentari, consentono una datazione compresa tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. La ceramica figurata ricorre anche nella Tomba 14, che ospitava un donna deposta su di un letto funebre in legno, tracce del quale sono costituite da incassi conservati sul piano di fondo. Le sepolture sembrano organizzate in piccoli nuclei composti da due o tre tombe ravvicinate e orientate nello stesso modo, suggerendo una possibile distribuzione per gruppi parentali.
La firma del Protocollo d’Intesa rappresenta ora un importante modello di collaborazione istituzionale, capace di coniugare sviluppo infrastrutturale e salvaguardia del patrimonio culturale. Un’opera sanitaria strategica per il territorio si trasforma così anche in un’occasione per recuperare, proteggere e raccontare una parte significativa della memoria storica della comunità locale.
L’obiettivo condiviso dalle istituzioni coinvolte è fare in modo che i reperti non rimangano soltanto oggetto di studio scientifico, ma possano diventare un patrimonio vivo e accessibile attraverso iniziative di divulgazione, ricerca e fruizione pubblica rivolte alla collettività.
Durante la conferenza stampa del 18 maggio illustrati il valore scientifico del rinvenimento, le attività già svolte, le prospettive future di tutela e valorizzazione del sito, oltre ai dettagli relativi agli aspetti strutturali e agli interventi di completamento della nuova struttura sanitaria, alla presenza del prefetto S.E. Lucia Volpe, del comandante provinciale dei carabinieri Manuel Scarso, della funzionaria archeologa della Soprintendenza Geltrude Bizzarro, competente per l’area di Marcianise, che ha narrato i punti salienti della scoperta, del DA Genoveffa Vitale, del DS Domenico Perri, del Direttore del PO di Marcianise Laura Leoncini, del Direttore del Distretto Asl di Marcianise Giovanni Delle Curti e del Direttore U.O.C. Edilizia Ospedaliera e P.P. Investimento Asl Caserta Vincenzo Magnetta.
Nel corso dell’incontro, moderato dalla funzionaria Sabap Mariangela Mingione, il Commissario Straordinario Biagio Del Prete ha sottolineato: “La sottoscrizione del Protocollo d’Intesa rappresenta un momento di grande valore istituzionale e culturale per la città di Marcianise. La straordinaria scoperta archeologica emersa nel Rione Santella testimonia quanto il nostro territorio custodisca una memoria storica ancora tutta da raccontare e valorizzare. Grazie alla collaborazione tra ASL Caserta, Comune e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, sarà possibile coniugare la realizzazione di un’opera sanitaria strategica con la tutela del patrimonio archeologico rinvenuto. Questo accordo dimostra come sviluppo, ricerca e salvaguardia della storia possano procedere insieme nell’interesse della comunità. L’obiettivo condiviso è trasformare questo importante rinvenimento non soltanto in un’occasione di studio scientifico, ma anche in uno strumento di conoscenza, identità e partecipazione collettiva per le future generazioni, all’insegna della bellezza che quando è autentica diventa strumento di riscatto restituendo fiducia alle comunità”.
Il Direttore Generale ASL Caserta Antonio Limone ha evidenziato: “Mettere in connessione la memoria storica e le esigenze moderne di sviluppo strutturale dei luoghi di cura rappresenta un’evoluzione culturale oltre che sanitaria. L’obiettivo dell’ASL Caserta di potenziare il comune di Marcianise con l’avvio dell’imponente progetto del nuovo complesso sanitario oggi, con questo protocollo d’intesa, assume un valore ancora più profondo: creare un luogo di cura che custodisca anche l’identità e la storia della comunità. Quando la memoria antica e le circostanze moderne si fondono si realizza il pezzo più pregiato dell’evoluzione dell’umanità”.
Per il Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento Mariano Nuzzo: “La sottoscrizione di questo Protocollo d’Intesa rappresenta un momento importante per Marcianise e per l’intero territorio casertano. I rinvenimenti archeologici del Rione Santella dimostrano come la memoria antica possa dialogare con le esigenze della città contemporanea e, in questo caso, con i luoghi della cura e dei servizi alla comunità. La tutela non deve essere intesa come un ostacolo, ma come un valore aggiunto nei processi di trasformazione del territorio. Attraverso la collaborazione tra Soprintendenza, Comune e ASL Caserta, diventa possibile proteggere, studiare e valorizzare testimonianze preziose della storia locale. Questo accordo è un primo passo per restituire alla comunità una parte significativa della propria identità e trasformare una scoperta archeologica in occasione di conoscenza, responsabilità e futuro”.
DESCRIZIONE TOMBE
Il rituale funerario attestato è l’inumazione, solitamente in fossa terragna e in alcuni casi in cassa di tegole. Gli individui, tutti adulti, sono deposti supini, in molti casi accompagnati da oggetti di ornamento come fibule a sanguisuga all’altezza delle spalle, di solito in ferro ma più raramente in bronzo.
Il corredo è disposto ai piedi dell’inumato e solitamente composto da pochi elementi.
In un solo caso (Tomba 1), per ora, l’inumato era accompagnato da un ricco corredo di ceramica a figure rosse, purtroppo in condizioni molto frammentarie, ceramica a vernice nera e parzialmente verniciata, ceramica comune e ornamenti personali in bronzo, che nel complesso consentono una datazione compresa tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C.
In tre casi (Tombe 5, 7 e 9) il corredo, posto ai piedi ad una quota leggermente rialzata rispetto al piano di deposizione, è composto da olle acrome di varie dimensioni, di cui la maggiore talvolta aveva una coppa a fasce rovesciata come coperchio.
Si distinguono dalle altre come tipologia tombale le nn. 8, 11 e 12, costituita da una cassa di tegole con copertura piana. Particolare di un certo interesse è costituito dalle tracce di pittura visibili sulla tegola di copertura in corrispondenza della testa dell’inumato. In stretta analogia con numerosi contesti dalle necropoli di Calatia databili tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C., una grande olla stamnoide, con decorazione dipinta in rosso scuro, era posta al di sopra della cassa in corrispondenza dei piedi, lasciando immaginare lo svolgimento di un rituale funerario con uno sviluppo temporale successivo al momento dell’inumazione. All’interno della cassa era, nelle sepolture maschili, appoggiata ad una delle spallette laterali, una punta di lancia in ferro.
Alla conclusione della fase preliminare delle indagini stratigrafiche, è stata avviata una nuova campagna di scavo di maggiore respiro che consentirà di integrare le informazioni raccolte, fornendo nuovi spunti di riflessione circa le dinamiche di popolamento dell’ampio settore della Piana Campana compreso tra Capua e Calatia, composto da piccoli insediamenti sparsi ma con un’occupazione probabilmente molto più diffusa di quello che ancora oggi riusciamo a ricostruire".
GoldWebTV è anche su WhatsApp! Iscriviti al canale per avere le ultime notizie direttamente sul tuo telefonino!