Questa la nota giunta in redazione: "Casal di Principe, riflessione sulla violenza: Lucia Cerullo presenta il suo libro tra analisi e responsabilità sociale.
Non una semplice presentazione, ma un momento di riflessione collettiva - si legge - su uno dei fenomeni più complessi e attuali del nostro tempo. Presso la Pro Loco di Casal di Principe, nell’ambito delle attività culturali PROLIBRIS, si è tenuto l’incontro dedicato al libro “La violenza: dalla vendetta privata alla giustizia sociale” di Lucia Cerullo, criminologa e presidente dell’associazione Rise Up !!.
A guidare il dialogo con l’autrice è stato Roberto Fusciello, in un confronto che ha attraversato con lucidità i diversi livelli del fenomeno: dalle radici storiche alle trasformazioni contemporanee, fino al ruolo delle istituzioni e della comunità.
Il libro nasce da un’esigenza precisa, quasi personale. «Da come avrei voluto che la violenza fosse spiegata a me», ha chiarito Cerullo, sottolineando la necessità di uscire da narrazioni superficiali per restituire complessità a un tema spesso trattato in modo parziale. Il percorso proposto è infatti multidisciplinare e si muove tra sociologia, psicologia e diritto, ricostruendo l’evoluzione della violenza insieme a quella della società.
Uno dei passaggi più delicati - prosegue la nota - ha riguardato il tema del femminicidio, spesso al centro del dibattito pubblico. Cerullo ha invitato a distinguere tra piano giuridico e piano criminologico: se il diritto parla di omicidio, la criminologia individua dinamiche specifiche che non possono essere ignorate, legate al controllo e al possesso nelle relazioni. Un chiarimento necessario, soprattutto alla luce delle recenti evoluzioni normative, che hanno cercato di rendere più mirato l’intervento su questi fenomeni.
Ma è sulle forme più silenziose e diffuse di violenza che l’attenzione si è fatta più intensa. «Oggi la violenza non è solo un gesto, è un contesto», ha osservato l’autrice, richiamando sia la dimensione strutturale – fatta di disuguaglianze e fragilità sociali – sia quella digitale, sempre più presente nella vita quotidiana, soprattutto dei più giovani. Controllo, esposizione, pressione psicologica: dinamiche che spesso non lasciano segni visibili, ma producono effetti profondi.
In questo quadro - continua - si inserisce anche la riflessione sul ruolo della scuola, rafforzata dall’esperienza della didattica a distanza. «Siamo entrati nelle case dei nostri alunni e abbiamo visto ciò che prima restava nascosto», ha raccontato Cerullo, evidenziando come da quell’esperienza sia emersa una nuova consapevolezza sul disagio sommerso e su un crescente divario generazionale nella percezione della legalità e della violenza.
Non è mancato un riferimento al territorio e alle possibili risposte operative. Il modello “Orientiamoci”, promosso da Rise Up, è stato indicato come esempio di intervento precoce, capace di intercettare i segnali prima che si trasformino in situazioni irreversibili. «La prevenzione non può essere solo emergenziale», ha ribadito, «bisogna arrivare prima».
Un passaggio particolarmente significativo - si legge ancora - ha riguardato il crescente senso di insicurezza tra i giovani. «Sempre più ragazzi escono di casa armati, parlando di difesa. Ma difendersi da chi e da cosa?», ha osservato, mettendo in evidenza il rischio di una percezione distorta del pericolo e di una progressiva perdita di fiducia nei sistemi di protezione. Un fenomeno che, se non affrontato, può aprire la strada a forme di autodifesa e giustizia privata.
L’incontro si è chiuso con una riflessione netta, quasi un monito: «Ogni atto di violenza che oggi ci sorprende è un segnale che ieri abbiamo ignorato». Un invito a cambiare prospettiva, a spostare lo sguardo dall’emergenza alla prevenzione, dalla reazione alla responsabilità.
Un confronto che conferma il valore degli spazi culturali come luoghi di consapevolezza e dialogo, in un territorio che continua a interrogarsi sulle proprie trasformazioni e sul proprio futuro".
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