Questo il comunicato stampa pervenutoci in redazione:
"«Abbiamo fatto una tre giorni straordinaria», le parole del presidente della Fondazione
Orizzonti Giuseppe Menniti al termine del summit “Il lavoro tra memoria e futuro”, organizzato in
collaborazione con Confindustria Caserta. A ospitare i lavori - si legge nel comunicato - la prestigiosa sede dell’Archivio di Stato nella Reggia di Caserta. Tema dell’ultima giornata «Orizzonti del lavoro: tecnologia, umanità e futuro». Un momento di riflessione profonda sulle trasformazioni che interessano il mercato dell’occupazione.
«Il fine di tutto questo lavoro fatto è consapevolezza. Volevamo soprattutto che la comunità
locale riprendesse la consapevolezza di quello che è il proprio potenziale e di quella che è la propria storia. Non terra dei fuochi, non l’ultimo posto nella classifica della qualità della vita, bensì una città che ha insegnato i diritti e il welfare al mondo nel periodo in cui i bambini negli altri Paesi
stavano in catene». E aggiunge: «Adesso stiamo riprendendo la consapevolezza. C'era tanto
scetticismo quando parlavamo di Caserta e San Leucio. Ora tutti cominciano a percepire il seme
della possibilità, la speranza, vedono l'obiettivo verso cui stiamo andando e quindi adesso
cominceremo a lavorare per la visibilità nazionale e internazionale, perché Caserta ha tutti i requisiti per diventare una destinazione iconica mondiale».
Quindi il presidente - si legge ancora - di Confindustria Luigi Della Gatta: «Come ho già affermato, veniamo da una concezione del lavoro basata sulla contrapposizione tra lavoratori e capitale. È necessario cambiare paradigma. Oggi siamo di fronte a una tematica multifattoriale: l’unico modo per superare le dinamiche di un tempo e le relative divisioni tra le parti sociali è alzare il livello, decidendo di affrontare le questioni relative al lavoro a livello europeo. L’Europa deve puntare su una sovranità tecnologica, che è essenziale per raccogliere le sfide di carattere globale che ci aspettano. Desidero ringraziare Giuseppe Menniti: lo sforzo che fa la Fondazione Orizzonti è importante, sia sotto il profilo economico che di risorse umane. Grazie a questi momenti la cittadinanza può riappropriarsi della propria identità e dei propri valori».
I lavori, moderati dal noto giornalista Nicola Porro, hanno avuto inizio con il collegamento
da remoto di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati. Quindi, il videomessaggio
del sottosegretario di Stato per l’Interno Wanda Ferro. Poi è comincato il dialogo - prosegue il comunicato - nell’affollatissima sala tra Porro e Claudio Durigon, sottosegretario di Stato per il Lavoro e le Politiche Sociali: «Non si può aver paura dell'intelligenza artificiale, perché se si ha paura dell'intelligenza artificiale significa tenere il Paese indietro e non all'altezza degli altri Paesi».
Il confronto successivo con il presidente dell’Inps Gabriele Fava, con l’analisi di scenario
“Ripensare il lavoro in Italia: tutele e sostenibilità nel nuovo scenario sociale”. Fava ha sottolineato
la necessità di governare la tecnologia senza subirla, annunciando che anche l’Inps sta integrando
l’IA nei propri processi senza sostituire il lavoro delle persone, ma valorizzandone le competenze.
Da questa impostazione, ha aggiunto, passa anche l’idea di un “welfare gestionale” capace non solo di rispondere ai bisogni, ma di accompagnare i percorsi di vita e investire sul capitale umano e
sociale del Paese. In questa prospettiva, ha ricordato, il sistema pensionistico resta saldamente
legato al sistema lavoro. «Nella rivoluzione industriale i luddisti pensavano che le macchine
avrebbero azzerato il lavoro. Poi invece questo non è successo, sono nati nuovi mestieri, sono nate
nuove professioni, ne sono scomparse altre. Ma per dire che cosa? Che la tecnologia non è mai
neutra. Ed è questo il punto vero: se tu la governi questa moltiplica, se tu la subisci divide. Noi all'ormai abbiamo introdotto molto bene l'AI e la tecnologia, abbiamo 70 progetti dei quali
quasi 50 già operativi. Stanno valorizzando addirittura le competenze».
Tra gli interventi più attesi, quello di Andrea Stroppa, innovation manager e riferimento
italiano di Elon Musk, protagonista del key insight “Il lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale:
verso una nuova rivoluzione?”. Stroppa, che lavora per xAI e per Grok, ha sostenuto che il lavoro
del futuro - si legge ancora nel comunicato - avrà bisogno di meno programmatori e di più competenze trasversali, includendo figure apparentemente lontane dal mondo digitale come, ad esempio, archeologi, chef e artigiani. Nella visione di Musk, il ruolo delle macchine sarà quello di produrre ricchezza per le persone, mentre le sfide energetiche potranno essere affrontate attraverso la ricerca spaziale e lo sfruttamento della principale fonte di energia del pianeta: il sole. «Si cercano tutti quei lavoratori specializzati in qualcosa. Così dagli archeologi agli chef, a qualsiasi campo del sapere e del fare. Sono i lavori manuali quelli che servono nel mondo dell’intelligenza artificiale. Oggi negli Stati Uniti, per esempio, per costruire tutte queste infrastrutture torna estremamente necessario il lavoro del carpentiere, dell'elettricista, tutti i mestieri che magari vengono anche un po'; sminuiti o comunque non si ambisce a diventare un elettricista. In realtà i lavori che sul medio-lungo termine saranno più protetti saranno questi qui, soprattutto chi è bravo nel farli, perché poi in realtà, parlo degli italiani, gli italiani sono molto più bravi e intuitivi nel risolvere i problemi rispetto, per esempio, ad altre culture che sono molto più schematici».
Favorevole a un uso consapevole dell’IA - prosegue il comunicato - anche l’infettivologo Matteo Bassetti, autore del focus settoriale “Sanità e lavoro: l’impatto delle tecnologie sulla professione medica”. Bassetti ha ammesso il ritardo italiano nell’adozione dell’intelligenza artificiale nel suo settore di competenza, indicando però in questa tecnologia un’occasione per rinnovare il comparto, semplificare la gestione documentale e velocizzare la refertazione, come già avviene in altri Paesi europei. In uno scenario in cui l’IA sarà in grado di diagnosticare patologie con maggiore rapidità e precisione, ha osservato, ai medici resterà il compito di supervisionare i referti e di instaurare con il paziente un rapporto più empatico e umano. «Nel mio mestiere dico che l’IA deve essere un alleato. Noi non dobbiamo vedere l'intelligenza artificiale come un nemico. Ci deve essere una complementarietà. E poi bisogna ritornare all'origine, all’empatia. Perché la macchina, per quanto brava possa essere, all'empatia non ci arriverà mai, cioè la capacità di sedersi sul letto del malato, la capacità di andare oltre quello che è il problema. Lo dovremmo insegnare un domani ai giovani medici, agli infermieri».
Gli investimenti tecnologici nei trasporti e nella sostenibilità, l’integrazione tra ricerca
applicata e industria e il confronto tra homo oeconomicus e homo innovator - si legge ancora nel comunicato - sono stati invece al centro della tavola rotonda “Uomo e macchina: il futuro del lavoro tra tecnologia e responsabilità”, con gli interventi di Caterina Belletti, presidente Apt Friuli Venezia Giulia e componente del Cda di Fs e Gse, di Gian Piero Joime, professore universitario e membro del Cda Enea, e di Giancarlo Maresca, presidente dell’associazione “Mani di Napoli”.
L’ultimo panel, “Il lavoro che resta: verso una nuova agenda per il futuro”, ha riunito gli ex
ministri del Lavoro Andrea Orlando e Maurizio Sacconi, questo in collegamento video, il segretario
generale della Uil Pierpaolo Bombardieri e il deputato Gianpiero Zinzi. Al centro del confronto, la
necessità di ripensare il lavoro oltre la logica “novecentesca” dello scambio tra ore e salario. Per i
giovani, è emerso, contano sempre di più occupazioni capaci di garantire equilibrio tra vita privata e professionale, con una retribuzione legata ai risultati più che alla semplice presenza in azienda.
«Noi pensiamo che le imprese ancora siano importanti in questo Paese. Vorremmo – dice
Bombardieri - non essere rimasti solo noi a pensarlo. Pensiamo che la pubblica amministrazione sia
uno strumento di diritti civili e sociali fondamentale, ma per mantenere quei lavoratori bisogna fare
degli investimenti, bisogna formarli, bisogna dare loro la capacità di adeguarsi, di formarsi».
E poi - prosegue il comunicato - Zinzi ha ricordato: «Diverse aziende sono a rischio chiusura in questo territorio, dove l’area industriale è tra le più grandi d’Europa. C’è però un’azienda in particolare, (...), che stava per chiudere, con 400 dipendenti. Il governo italiano - che qualcuno può definire sovranista, mentre io lo definisco attento ai territori - l’ha individuata come una grande eccellenza su cui investire e l’ha salvata. A salvarla sono stati il governo italiano, il ministro Salvini e Fs, che ha acquisito (...), trasformandola in (...). E qual è la bella notizia? Che la capitale della produzione dei treni in Italia, e forse in Europa, diventerà Caserta»".
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