Casertavecchia. Cento anni dalla nascita di de Rose Orange: mostra itinerante lungo il 'Cammino di Augusto'






Articolo pubblicato il: 08/08/2026 10:45:17

Questo il comunicato stampa pervenutoci in redazione: 

"A Casertavecchia l’inaugurazione il 25 agosto nel Palazzo dei Vescovi e in altre dimore storiche dell’antico Borgo

PER I CENTO ANNI DALLA NASCITA DI DE ROSE ORANGE MOSTRA ITINERANTE LUNGO IL “CAMMINO DI AUGUSTO”

Nell’estate dei ”cammini”, caratterizzata dalla presentazione di quelli convergenti - si legge nel comunicato - dal centro Italia verso il Santuario di San Francesco ad Assisi, ecco un altro “cammino” tracciato nel Borgo Medioevale di Casertavecchia da un gruppo di storici amici nel nome di Augusto, l’indimenticabile artista de Rose Orange, protagonista negli anni ’70 di tanti eventi culturali e promozionali per l’immagine di quella che lui definiva “Caserta Antica”, tanto da costituire l’omonima Associazione molto attiva nell’organizzazione di eventi e mostre d’arte. Tra questi l’imprenditore turistico Francesco Giaquinto, il più impegnato nella raccolta dei dipinti dell’artista, e il fondatore del Festival Settembre al Borgo Michele De Simone, che hanno promosso l’allestimento in alcuni luoghi significativi del centro storico di una mostra itinerante dei dipinti di Augusto de Rose Orange, oltre una cinquantina, recuperati con impegno e dedizione da gallerie d’arte, antiquari, collezionisti. L’inaugurazione è fissata per martedì 25 agosto nei locali del Palazzo dei Vescovi in piazza Duomo e il “cammino” per ammirare le opere dell’artista proseguirà in altri significativi contesti e cioè nella Casa Contessa Siffridina in via San Michele e nella Casa del Monsignore in via Cefarelli. “Abbiamo voluto organizzare la mostra itinerante nell’anno, il 2026, - spiegano Giaquinto e De Simone - che segna il centenario dalla nascita di Augusto de Rose Orange”.

Cento anni fa difatti nasceva a Napoli - si legge ancora nel comunicato - da nobile famiglia (il papà Carlo, la mamma Antonietta Braune) Augusto de Rose Orange, arrivato a Casertavecchia negli anni sessanta, quando il parroco, prima dello storico Padre Teofilo Napoletano, il più longevo alla guida del Duomo di San Michele Arcangelo, era, seppure per poco tempo, il frate francescano Padre Cristoforo Bovenzi, pittore e appassionato d’arte. Augusto, docente all’Accademia di Belle Arti a Napoli, aveva un cognome che richiamava nobiltà spagnoleggiante, l’estro del pittore di rango, lo stile del “bel tenebroso” a evocare incontri con dame di alto lignaggio e a farsi apprezzare per i perfetti baciamano alle attrici del Festival Settembre al Borgo e alle consorti dei “vip” istituzionali nei confronti dei quali si metteva a disposizione per far da guida con la sua cultura ricca di citazioni e riferimenti ma anche di curiosità e aneddoti.  La prima vòlta che venne al Borgo fu subito colpo di fulmine e Augusto decise di abbandonare la casa avita, le belle donne, il jet-set partenopeo trasferendosi con il suo studio d’arte in un luogo magico per un artista che cerca ispirazioni. Dopo un breve periodo in cui trova casa nella borgata di Casola riesce a trasferirsi a Casertavecchia in un appartamentino adiacente la piazza prima di approdare definitivamente in una casa dalle mura di tufo costruita negli anni settanta alle pendici della pineta. Riuscì a trasformarla nel tempo nel suo buen retiro, raccogliendo i suoi ricordi tra mobili antichi, tappeti, lampade, sculture, uccelli impagliati, oggetti curiosi provenienti anche da viaggi all’estero, in una atmosfera “dannunziana” poco illuminata per scelta, come ad aggiungere suggestione a una serie di ambienti che, visti dall’esterno, nessuno avrebbe immaginato di ritrovare così fascinosi all’interno.

Ad aiutarlo nella quotidianità domestica - prosegue il comunicato - una ragazza di Casertavecchia, Maria Masella, spesso scelta come modella per i dipinti a sfondo religioso, specie di Madonne in cui il Maestro riproduceva il volto e gli occhi, soprattutto, della giovane, nel tempo diventata non solo la modella preferita e l’assistente, ma anche la moglie giuridicamente sposata negli ultimi anni della sua vita. Augusto de Rose Orange realizzò nella sua breve vita artistica numerosi dipinti ma anche importanti affreschi in chiese, conventi ed edifici pubblici, tra i quali l’affresco “L’esaltazione della giustizia” di ben 16 metri quadrati che adorna l’aula consiliare del Comune di Caserta, dopo essere stata inizialmente collocata in fondo alla sala delle udienze della ex Pretura d Caserta ospitata nell’edificio comunale prospicente piazza Redentore; e ancora San Francesco e il Concilio, un dipinto nella chiesa omonima di Teano Il Sidicino, ispirato al Concilio Ecumenico Vaticano II; e nella frazione di San Clemente il restauro della Cappella di S. Maria di Macerata. Il cammino di Augusto prosegue anche in altri luoghi come l’antico ristorante Mastrangelo a Casertavecchia, dove realizzò il grande affresco nella sala da pranzo che ingloba con motivi medioevali il caminetto e la volta dell’androne di ingresso; e infine il grande ritratto dedicato presso uno dei saloni de Le Colonne al proprietario Gaetano Marziale, raffigurato in abiti dell’Ottocento.

A Casertavecchia promosse e fu tra i fondatori, intorno al 1970, dell’associazione “I Giullari dell’Arte e della Cultura di Casertantica”, un sodalizio di volontari - si legge ancora nel comunicato - costituitasi per la salvaguardia e la promozione dell’antico borgo medievale con in primo piano Pierino Bosco, Enzo Toscano e Peppe Papa. Negli anni’70-80 all’attività di pittore affiancò quella di professore alle Accademie di Belle Arti di Bari, Napoli e Frosinone. In questa veste pubblicò, tra l’altro, una monografia su Fra Cristoforo Bovenzi, stimato pittore di genere, vicino all’ambiente culturale romano presente nella fraternità di S. Antonio di Torre del Greco, pubblicato nel 1970. Partecipò a diverse esposizioni ma solo nella seconda metà del maggio 2015 beneficiò di una retrospettiva personale, “I mestieri del vicolo ai tempi della lira”, organizzata presso il complesso monumentale di San Severo al Pendino di Napoli da Federico Gigli, figlio di Vittorio, il noto critico d’arte del ‘900 scopritore di talenti e, appunto, valorizzatore del de Rose".