Basta una modifica al fuorigioco per cambiare il modo in cui una squadra difende, attacca e occupa il campo. È il problema emerso attorno alla proposta di Arsène Wenger: concedere maggiore libertà agli attaccanti sembrava una strada per favorire lo spettacolo, ma la sperimentazione ha mostrato anche conseguenze meno incoraggianti. Le difese possono arretrare, gli spazi restringersi e il vantaggio teorico per chi cerca il gol tradursi in un calcio più prudente.
La riforma sostenuta dall’ex allenatore dell’Arsenal ha così incontrato una forte resistenza nei gruppi consultivi dell’IFAB, l’organismo che stabilisce le regole del gioco. Parlare di bocciatura descrive l’orientamento emerso, ma richiede una precisazione: il comunicato ufficiale dell’ultima riunione registra un aggiornamento sull’esperimento canadese, senza annunciare una definitiva cancellazione della proposta. Una distinzione essenziale per comprendere una vicenda che si inserisce nella lunga storia delle rivoluzioni regolamentari discusse, sperimentate e talvolta abbandonate.
Come funzionerebbe il fuorigioco proposto da Wenger
Il regolamento attuale considera in posizione di fuorigioco il calciatore che, nella metà campo avversaria, si trovi con una parte della testa, del corpo o dei piedi più vicino alla linea di porta rispetto sia al pallone sia al penultimo avversario. Mani e braccia sono escluse dalla valutazione. Essere oltre quella linea, comunque, non costituisce automaticamente un’infrazione: occorre anche prendere parte attiva all’azione secondo le condizioni previste dalla regola.
La proposta Wenger modifica il riferimento decisivo. L’attaccante rimarrebbe in posizione regolare finché almeno una parte del corpo utilizzabile per segnare fosse in linea con il penultimo avversario. Per essere in posizione di fuorigioco dovrebbe quindi trovarsi interamente oltre di lui con le parti del corpo rilevanti, restando ferme le altre condizioni della regola.
Un piede arretrato potrebbe così mantenere in gioco un centravanti già proiettato verso la porta con il resto del corpo. Il margine concesso all’attacco aumenterebbe sensibilmente, modificando anche il momento in cui i difensori possono salire per mettere l’avversario in fuorigioco.
Perché la sperimentazione canadese ha frenato la riforma
Il passaggio più importante è arrivato dalla Canadian Premier League. Secondo quanto riportato da BBC Sport, nei risultati illustrati ai gruppi consultivi dell’IFAB figurano una riduzione del 54% delle segnalazioni di fuorigioco e tredici gol aggiuntivi nelle 112 partite considerate. È stato però rilevato anche un arretramento della linea difensiva di circa tre metri.
Il dato aiuta a capire le perplessità. Davanti alla possibilità di lasciare un attaccante quasi completamente oltre il difensore, una squadra può scegliere di proteggere la profondità abbassandosi. L’impatto sarebbe particolarmente delicato sui calci piazzati, quando la posizione iniziale degli attaccanti condiziona l’intero schieramento.
L’esperimento ha dunque raccolto risultati contrastanti e scarso sostegno alla sua prosecuzione nei gruppi consultivi. La riduzione dei fuorigioco, da sola, non basta a dimostrare che le partite siano diventate più aperte o spettacolari: occorre considerare anche la distribuzione degli spazi e le reazioni tattiche delle squadre.
Resta aperto il percorso istituzionale. Le valutazioni dei gruppi consultivi contribuiscono alle successive discussioni dell’IFAB, ma non equivalgono da sole all’approvazione o all’abbandono definitivo di una modifica.
Il cartellino blu e il dibattito sulle espulsioni temporanee
Un’altra proposta capace di dividere il calcio è stata quella del cartellino blu, associato all’uscita temporanea dal campo per dieci minuti in caso di proteste o determinati falli tattici. Nel 2024 Gianni Infantino espresse la contrarietà della FIFA alla sua introduzione ai massimi livelli.
La questione riguarda la possibilità di inserire una sanzione intermedia tra ammonizione ed espulsione definitiva. L’idea promette una risposta immediata a comportamenti antisportivi, ma solleva interrogativi sull’effetto tattico dell’inferiorità numerica temporanea. La squadra punita potrebbe infatti chiudersi in difesa fino al rientro del giocatore, rallentando il ritmo e cercando soprattutto di superare indenne quei minuti.
Il confronto richiede anche una distinzione: il nuovo colore del cartellino e il principio dell’espulsione temporanea sono due questioni separate. Le esclusioni a tempo hanno già trovato applicazione nel calcio di base; il loro eventuale trasferimento nel professionismo comporta però una valutazione diversa, per intensità, organizzazione e conseguenze sulla partita.
I rigori con il sistema ABBA
Anche l’ordine dei tiri dal dischetto è stato oggetto di sperimentazione. Il sistema ABBA prevedeva che, dopo il primo rigore della squadra A, la squadra B ne battesse due consecutivi, seguita da due conclusioni della squadra A, proseguendo secondo quella sequenza.
L’obiettivo era distribuire più equamente la pressione, evitando che la stessa formazione tirasse sempre per seconda. L’IFAB inserì questo meccanismo tra gli esperimenti per i quali invitava federazioni e competizioni a manifestare interesse.
Il formato arrivò anche al Community Shield del 2017, vinto dall’Arsenal contro il Chelsea dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Fu un’applicazione concreta di una modifica apparentemente limitata, ma capace di cambiare la percezione della serie: l’alternanza tradizionale permette infatti a giocatori e pubblico di riconoscere immediatamente chi deve rispondere al tiro precedente.
La sequenza ispirata al tie-break del tennis non si è imposta come procedura ordinaria del calcio internazionale. È rimasta un esempio di quanto possa essere difficile modificare un rituale consolidato, anche quando l’obiettivo dichiarato è rendere il confronto più equilibrato.
Golden goal e silver goal, le rivoluzioni durate poco
Alcune riforme hanno superato la fase delle ipotesi e deciso trofei importanti, prima di essere accantonate. Il golden goal faceva terminare immediatamente la partita al primo gol segnato nei supplementari. Con questo meccanismo si conclusero le finali degli Europei del 1996 e del 2000, quest’ultima vinta dalla Francia contro l’Italia.
La UEFA evidenziò però un effetto problematico: il rischio di perdere senza possibilità di replica poteva spingere le squadre a essere più prudenti, anziché incoraggiarle ad attaccare. Ogni errore diventava potenzialmente definitivo e la ricerca del gol doveva fare i conti con il timore di concederlo.
Il silver goal cercò una soluzione intermedia. Se una squadra fosse stata in vantaggio alla fine del primo tempo supplementare, la partita sarebbe terminata; in caso di parità si sarebbe disputato anche il secondo. L’avversaria conservava quindi un margine per reagire, ma la durata dell’incontro dipendeva ancora dal risultato al termine della prima frazione.
Anche questa formula ebbe vita breve. Il colpo di testa di Traianos Dellas nella semifinale tra Grecia e Repubblica Ceca a Euro 2004 rimase il suo episodio più celebre: arrivò vicinissimo alla fine del primo supplementare, lasciando agli avversari pochissimo tempo per rispondere. Si tornò poi ai due supplementari completi da quindici minuti.
Punizioni battute da soli e rigori senza ribattuta
Nel documento “Play Fair!” del 2017 comparivano altre ipotesi radicali. Una prevedeva di consentire al battitore di una punizione o di un calcio d’angolo di toccare nuovamente il pallone, aprendo alla possibilità di riprendere il gioco con un’azione personale.
L’intento era favorire la rapidità della ripartenza. Una scelta simile avrebbe però modificato il rapporto tra chi subisce il fallo e la difesa: il battitore avrebbe potuto trasformarsi subito in un avversario da affrontare palla al piede, senza dover prima coinvolgere un compagno.
Un’altra proposta immaginava di trattare ogni calcio di rigore come un tiro della serie finale: gol oppure azione conclusa, con ripresa tramite rinvio dal fondo in caso di mancata realizzazione. Sarebbe così scomparsa la possibilità di segnare sulla ribattuta del portiere o dopo il ritorno del pallone dai pali.
Il cambiamento avrebbe eliminato anche la corsa dei giocatori verso l’area al momento della conclusione, trasformando il rigore in un episodio separato dal successivo sviluppo dell’azione. Erano temi di discussione, senza il valore di modifiche già approvate.
Il limite delle riforme pensate per aumentare lo spettacolo
Il caso Wenger riporta al centro una difficoltà comune a molti esperimenti: gli allenatori adattano le proprie strategie alle nuove condizioni. Una norma favorevole agli attaccanti può indurre le difese ad abbassarsi; una sanzione temporanea può incoraggiare una squadra a proteggersi; una rete decisiva nei supplementari può aumentare la paura di subirla.
Anche per questo l’IFAB procede attraverso confronti e prove sul campo. Nell’ultima riunione consultiva è emersa la volontà generale di limitare ulteriori cambiamenti mentre il calcio si adatta alle modifiche recenti. Gli stessi gruppi non hanno sostenuto l’estensione del conto alla rovescia di cinque secondi a punizioni e calci d’angolo, richiamando la complessità tattica di queste situazioni.
L’efficacia di una regola dipende anche dal contesto in cui viene applicata. Per il fuorigioco Wenger, la difficoltà principale resta dimostrare che il maggiore margine concesso agli attaccanti produca benefici sufficienti a compensare gli adattamenti difensivi osservati durante la sperimentazione.
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