Il Garante Saggiomo. "Detenuti tossicodipendenti, riforma giusta ma bisogna riconoscere la vera emergenza delle carceri"






Articolo pubblicato il: 31/07/2026 09:57:05

Questo il comunicato stampa pervenutoci in redazione:

"CASERTA DETENUTI TOSSICODIPENDENTI, DON SALVATORE SAGGIOMO: “RIFORMA GIUSTA, MA IL GOVERNO SPIEGHI LE SUE CONTRADDIZIONI”.

Nuova legge sulla detenzione domiciliare terapeutica: il Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo: "Condivido la riforma, ma servono coerenza, risorse e il coraggio di riconoscere la vera emergenza delle carceri". Accolgo con favore l'approvazione della legge - si legge nel comunicato -  sulla detenzione domiciliare terapeutica per le persone detenute tossicodipendenti. Riconoscere la tossicodipendenza come una patologia da curare e non come un semplice vizio rappresenta un passo avanti importante sul piano giuridico, sanitario e umano.

È una riforma che va nella direzione indicata dall'articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona e non limitarsi alla sola privazione della libertà. I numeri dimostrano quanto questo intervento - si legge ancora - fosse necessario. Oggi nelle carceri italiane sono presenti 64.773 detenuti, di cui circa 20.000 tossicodipendenti, pari a quasi un terzo della popolazione detenuta. In Campania i detenuti sono 8.046, mentre quelli con problemi di tossicodipendenza sono 2.125, pari al 26,41% delle presenze. Si tratta di dati che raccontano una realtà che non può più essere affrontata esclusivamente con strumenti repressivi Tuttavia, non posso nascondere - si legge ancora - alcune forti perplessità. Fino a pochi giorni fa il Ministro della Giustizia Carlo Nordio sosteneva pubblicamente che nelle carceri italiane non esisteva alcuna emergenza. Oggi, invece, viene approvata una legge che nasce proprio dalla necessità di intervenire su una delle principali - si legge ancora - criticità del sistema penitenziario, quella delle dipendenze patologiche e del sovraffollamento.

Mi chiedo, allora, come possano conciliarsi queste due posizioni. Se non esiste alcuna emergenza, perché introdurre una riforma che riguarda migliaia di detenuti? Se, invece, si riconosce la necessità di misure alternative e di percorsi terapeutici, allora bisogna avere anche il coraggio di affermare che l'emergenza esiste e riguarda il sovraffollamento - si legge ancora - la carenza di personale sanitario, l'insufficienza degli operatori dei SerD, degli psicologi, degli educatori, degli UEPE, dei Tribunali di Sorveglianza e delle

comunità terapeutiche. Una legge, da sola, non basta. Il Governo parla di circa 10.000 potenziali beneficiari, ma le risorse oggi disponibili consentirebbero di finanziare appena 800 percorsi terapeutici. È evidente che senza un significativo incremento dei fondi il rischio sia quello di creare aspettative che non potranno essere soddisfatte. Occorre investire concretamente nelle ASL, nei SerD, nelle comunità terapeutiche, negli Uffici di Esecuzione Penale Esterna - si leggge ancora - e negli istituti penitenziari, affinché ogni detenuto possa costruire un autentico percorso di recupero già durante la detenzione.Sono convinto che solo attraverso la cura, il sostegno psicologico, la formazione e il reinserimento lavorativo sia possibile ridurre realmente la recidiva e garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Curare una dipendenza significa prevenire nuovi reati e restituire la dignità alla persona.

Ritengo inoltre che il Parlamento debba aprire una riflessione anche su un provvedimento deflattivo per gli oltre 8.000 detenuti che devono scontare meno di un anno di pena, contribuendo così ad affrontare concretamente il dramma - si legge ancora - del sovraffollamento penitenziario. Da Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale della Provincia di Caserta continuerò a sostenere ogni riforma che metta al centro la persona, la dignità e il recupero sociale. Ma chiedo al Governo la stessa coerenza nelle parole e nei fatti. Non possiamo negare - si legge ancora -  l'emergenza un giorno e proporre strumenti per affrontarla il giorno dopo. Il sistema penitenziario italiano ha bisogno di verità, investimenti, coraggio politico e riforme realmente attuabili. Solo così questa legge potrà rappresentare una vera svolta e non l'ennesima occasione mancata".