SCATENI. Brusco risveglio


Articolo pubblicato il: 10/06/2019 11:36:03
Ultimo aggiornamento articolo: 10/06/2019 11:50:21

La famiglia X, Y ha radici antiche nella Ferrara degli Este e nell’era moderna ha partecipato con l’Emilia intera all’adesione compatta agli ideali della sinistra. Insomma Ferrara è stata con Bologna e le altre città della “regione rossa” una vera e propria  roccaforte, prima del partito comunista poi delle sue evoluzioni-involuzioni. La famiglia X,Y è stata ana delle storiche certezze di fedeltà alla  sinistra. Lui metalmeccanico della Fiom, lei contadina, iscritti alla sezione Gramsci di Ferrara. I loro genitori, nell’immediato dopo guerra hanno ospitato due bambini napoletani di una vedova in povertà. Giulia e Alberto hanno partecipato al sofferto percorso del Partito, che abbandonato lo storico simbolo del Pci, si è progressivamente connotato in forma di socialdemocrazia, con l’aggregazione di partner provenienti dal variegato pianeta della moderazione. I due compagni di vita e di fede politica hanno più volte resistito alla tentazione di collocarsi alla sinistra del Pd, scoraggiati a farlo dalle conseguenze delle ripetute scissioni da cui è nata la frammentazione della sinistra. Il tempo delle delusioni ha finito per demotivarli politicamente e ha dato voce, poco autorevolmente contrastata, a Filippo, il loro primo figlio, al suo entusiasmo giovanile per la rivoluzione copernicana annunciata da Grillo e trasformata in movimento da Casaleggio: “Capite”, “si parla finalmente di onestà, di combattere la corruzione, di  ricondurre la politica a servizio per i cittadini, a tagli dei sprechi, dei vitalizi, degli enti inutili, del parlamento pletorico. L’entusiasmo di Filippo è destinato a convincere i genitori, indignati per  lo scandalo di esponenti del Pd  coinvolti in illeciti di  inedite tangentopoli e, spettatori delle debacle elettorali del renzismo.  Alberto, contagiato dall’empatia dei molti compagni di lavoro per un generico, ma convincente “finalmente qualcosa di nuovo”, è favorevolmente indotto a un “proviamo con i 5Stelle, tanto, peggio di così …” e specialmente per le  “coraggiose posizioni” di Roberto Fico, “molto di sinistra”.  Sulla scheda, a Marzo del 2018, Alberto traccia una X sul simbolo dei grillini e trascina la moglie nel “tradimento”. La fede nel movimento si gretola presto per la delusione di comuni disamministrati da pentastellati, di brogli nella presentazione delle liste elettorali e di illeciti di qualche loro sindaco, del  padre di Di Maio, dell’azienda di famiglia di Battista.
 
Uno spiacevole episodio provoca una brusca sterzata a destra di Alberto e Giulia. Susanna, la figlia  appena diventata maggiorenne, un sabato sera, all’uscita da una discoteca con l’amica del cuore, subisce l’aggressione di due uomini di colore che le rapinano e rispondono a un  tentativo di reazione picchiandole brutalmente.
 
Luciano Scateni
 
“Prima gli italiani” tuona Salvini e non c’è risposta adeguata dei grillini, “In galera questi  delinquenti camuffati da migranti, la pacchia è finita”. Non sbolle la rabbia  per l’aggressione subita dalla figlia e monta anche di più quando Alberto scopre che a coprire i tre posti di compagni di lavoro andati i  pensione, la direzione della fabbrica assume due rumeni e un nigeriano, favoriti rispetto a  giovani italiani. Circola voce che il proprietario dell’azienda li abbia preferiti perché nemico giurato del leghismo. Il 26 maggio si avvicina e cresce il consenso a Salvini tutore della sicurezza degli italiani.
 
Filippo prova con i genitori a farli ravvedere, ma presto si scoraggia. È quasi impossibile giustificare il rissoso sodalizio del Movimento, la pericolosa corresponsabilità grillina nelgoverno dominato da Salvini, molto prossimo a una definitiva svolta di estrema destra. “Sarà” replica Alberto al figlio, “ma tornerò indietro quando spunterà all’orizzonte un’idea di sinistra del “prima gli italiani”.
 
Come ha fatto la sinistra storica a deformarsi così vistosamente è materia di indagine che forse qualcuno, chissà quando,  vorrà coraggiosamente condurre e il candidato non sembra il volenteroso Zingaretti.  In attesa del “miracolo” Ferrara si è svegliata con un sindaco leghista sostenuto anche da un candidato che in campagna elettorale pubblicò una sua foto con in primo piano la sua pistola. Alla Lega anche  Forlì, Piombino Foggia, Potenza, eccetera…