SCATENI/Cari azzurri, così non va. Argentina 2, Italia 0


Articolo pubblicato il: 24/03/2018 10:09:32

Missione improba. Nello stadio dove Guardiola esalta il bel calcio, in quel di Manchester, è da capire perché la federazione italiana abbia scelto l’amichevole contro maestri del football, ovvero gli undici collaudatissimi argentini che solo per capire di che parliamo mettono in campo fenomeni come il funambolico Di Maria, l’ariete Higuain e il genio, piedi d’oro Leo Messi per nostra fortuna risparmiato per lievi problemi muscolari, un aso come Dybala (non convocato). Molta vecchia guardia, un po’ di new entry alla prova del nove in un test ad armi impari. Si deve supporre che Gigi Di Biagio, finora dedicato ai giovani talenti italiani (pochi in verità) abbia voluto sperimentare l’impatto con il meno peggio che esprime il nostro campionato in un match decisamente difficile. Impressiona lo score degli azzurri (perché in bianco?) al minuto 45, quando mister Atchinson ha spedito tutti negli spogliatoi a darsi una rinfrescata di un quarto d’ora: l’Italia è riuscita nell’impresa da Guinness dei primati di zero tiri nello specchio della porta argentina. Gli eredi di Maradona hanno esemplificato con evidente disinvoltura la lezione del mago Guardiola, perfetto il possesso palla, e l’Italia ne è stata irretita, a dispetto della doppia regia Verratti-Jorginho. Il repertorio negativo? Incapacità di contrastare il gioco a centro  campo dei sudamericani, errori a ripetizione nello smistamento del pallone, zero in condotta nelle ripartenze, sistematicamente bloccate e forse timidezze da complesso d’inferiorità. L’Argentina ha interpretato l’amichevole come una salutare partitella di allenamento. Ha controllato, sfiancato gli azzurri nell’arduo contrasto alle sue fluide manovre e Di Biagio ha letteralmente ignorato di tamponare un’emergenza con un sano raddoppio di marcatura sull’imprendibile Di Maria, spina nel fianco destro della nostra difesa. Con seria preoccupazione, chi se ne intende di calcio ha pensato a difficoltà triplicate se Boniucci e compagni avessero dovuto fare i conti con la classe immensa di Messi. Il paradosso della ripresa: l’Italia è tornata in campo con altro piglio, probabilmente indotto dalla grinta di Di Biagio che l’ha spinta a rimboccarsi le maniche per affrontare l’Argentina a viso aperto. A tratti l’iniezione di fiducia ha funzionato, alla lunga no e un paio di occasioni, una clamorosa per Insigne, hanno solo cancellato lo zero della casella dei tentativi di far gol, ma va segnalato un quasi gol degli argentini, salvato da Rugani, a Buffon battuto, sulla linea di porta. La legge del più forte non poteva che imporsi. Un paio di sbandate da deficit di concentrazione e puntualmente ne hanno profittato Banega, al minuto 75 e Lanzani dieci minuti più tardi. Due gol, duen a zero per l’Argentina e orizzonte buio per il futuro di questa inconsistente Italia.

Luciano Scateni