SCATENI/Disobbedienza sociale


Articolo pubblicato il: 27/01/2019 16:12:59
Ultimo aggiornamento articolo: 27/01/2019 16:12:59

E’ una domanda inevasa: perché la Sea Watch che ha salvato 47 vite di profughi non li sbarca in un porto delle città di mare che si dichiarano disponibili ad accoglierli? Il divieto sbandierato da Salvini non ha alcuna legittimazione perché è competente il ministro delle infrastrutture che non ha preso nessun provvedimento di interdizione allo sbarco nei porti italiani. Comunque, dopo nove giorni di sosta forza in mare, c’è un blitz di politici e associazioni umanitarie, con il testa il sindaco di Siracusa. Beffato il divieto della Capitaneria di Porto, hanno raggiunto la Sea Watch con un gommone e sono saliti a bordo, accompagnati da un avvocato e uno psicologo. Alla clamorosa iniziativa partecipano Fratoianni, segretario di Liberi e Uguali, i parlamentari Stefania Prestigiacomo di Forza Italia e il radicale Riccardo Magi, il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, attivisti di associazioni di volontariato. Fratoianni: “Verificheremo la situazione a bordo, e continuiamo a chiedere che i naufraghi e l’equipaggio sbarchino in base alle norme internazionali”. Stefania Prestigiacomo: “Nessuno può comprimere le nostre prerogative parlamentari, che ci consentono di salire a bordo, a maggior ragione perché l’imbarcazione non è in quarantena e anzi, fatto gravissimo e senza precedenti, l’autorità marittima sanitaria non ha accolto ieri la richiesta di accertamento sanitario inoltrata su nostro consiglio dal comandante”. I volontari hanno portato a bordo generi di prima necessità. Salvini: “Nonostante i divieti” alcuni “parlamentari italiani non rispettano le leggi italiane e favoriscono l’immigrazione clandestina. Mi spiace per loro, buon viaggio. Il comandante e l’equipaggio della Sea Watch hanno disubbidito a indicazioni che li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia!). Se così fosse (ma allora non lo sa! ndr) saremmo di fronte ad un crimine, alla volontà di usare questi immigrati per una battaglia politica” Insomma l’aspirante dux vede complotti ovunque, per esempio da parte dei magistrati di Catania che intendono processarlo per sequestro dei migranti e del personale della nave Diciotti e minaccia di inviare la polizia a bordo della Sea Watch per indagare sul reato di favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina.   Si associa all’iniziativa del blitz Berlusconi: “Se fosse mia responsabilità, io li farei senza dubbio sbarcare” e preoccupano le condizioni dei tredici minori, otto non accompagnati, che il ministro Salvini si rifiuta di far scendere nonostante la sollecitazione del procuratore dei minori di Catania Caterina Ajello. Tutto si può dire dei “figli” adottati da Grillo, non che manchi loro la furbizia. Le iene scoprono magagne nell’attività della famiglia Di Battista: evasione dei contributi previdenziali ai dipendenti della ditta, lavoratori in nero. L’informatissimo Alessandro Di Battista finge di non saperne nulla dell’inchiesta. Inverosimile. In vista di una nuova incursione delle iene, anticipa il contenuto del servizio televisivo e dichiara di aver chiesto al padre se tutto fosse in ordine nella ditta di famiglia. Dichiara di essersi molto incazzato, che il padre gli avrebbe confessato di un suo dipendente pagato in nero. “Metteremo tutto a posto”, dichiara il gemello in politica di Di Maio, che a sua volta disse di non sapere degli abusi edilizi del padre, “pagheremo quello che c’è da pagare. Le iene sono andate dal padre di Di Maio, di Renzi, dal mio. Va bene, ma andassero da Berlusconi, a fare una bella inchiesta sui finanziamenti che ha fatto a Cosa Nostra”. Come a dire, lasciateci in pace, occupatevi d’altro.

Ma che bella giornata

Buongiorno come stai? Ho un problema urgente a spiegarti. Contattami per e-mail perché sono irraggiungibile sul mio telefono in attesa di dirti: ecco, una mattina ti svegli e scopri, perché lo segnala un amico, che avresti inviato il messaggio che apre questa nota a tutti i tuoi contatti. Le telefonate si moltiplicano e intanto non posso più entrare nella mia posta elettronica. In sintesi, sono uno dei settecento milioni di utenti derubati dagli haker di chissà quale Paese del mondo, che sperano di essere contattati e poi di aderire alla richiesta di denaro per casi di emergenza di amici o parenti. Fine del guaio, non delle conseguenze. Per fortuna gli anonimi ladri informatici non hanno chiesto a un esperto di compilare il messaggio in italiano corretto e chi lo ha ricevuto ha intuito che non partisse da me.

Luciano Scateni.