SCATENI/Furbizia gialloverde: giocare d'anticipo


Articolo pubblicato il: 31/01/2019 18:17:59
Ultimo aggiornamento articolo: 31/01/2019 18:17:59

Come chiamarli? Furbetti, in analogia con personaggi specialisti nel tutelare reati di ogni genere: nel caso in questione furbetti sono uomini del governo con scheletri nell’armadio. Lo è Di Maio. Quando è venuto alla luce il reato di abusivismo del padre e il lavoro in nero di suoi operai, il vice premier pentastellato ha provato a discolparsi con un poco credibile “Non sapevo”, smentito dalla sua immagine di bagnante estivo nella piscina davanti alla casa, appunto abusiva, spacciata in un primo tempo come deposito di attrezzi. Idem per Di Battista che si è dissociato dall’inadempienza del padre in debito con il fisco e datore di lavoro che non ha pagato i dipendenti. Il Di Ba, socio dell’azienda di famiglia non poteva non sapere. In vista della messa in onda di un servizio delle Iene, l’ha anticipato con una dichiarazione-confessione, per boicottare la sorpresa e l’ha condita con una serie di furbe attenuanti.

Ancora per poco, perché anche l’Istat è caduta nelle rapaci grinfie dei gialloverdi, l’istituto di statistica rende nota la nuova stima sulla salute dell’economia italiana, già declassata da precedenti valutazioni in negativo. Nell’ultimo trimestre del 2018 il Pil è in sofferenza, tanto da pronosticare una fase imminente della recessione, con tutte le conseguenze denunciate dagli economisti. Vittima sacrificale della mistificazione è di nuovo Conte, eletto premier per svolgere il ruolo di ammortizzatore delle contestazioni. Imbeccato dai marpioni che si spartiscono il potere del governare, il povero Conte ha imitato i Dioscuri Di Ma-Di Ba. Prima che l’Istat divulgasse l’ulteriore svalutazione del Pil, si è affrettato a informare gli italiani della dèbacle economica, nella convinzione di attutire la “mazzata”, ha provato a scaricare la responsabilità sui governi che hanno preceduto questo in carica e si è improvvisato profeta: “Ci rifaremo alla fine del 2019”. Non ha detto nel prossimo trimestre, perché se i gialloverdi continuano a s-governare andrà probabilmente peggio. Il rinvio a fine anno ha un doppio binario di furbizia: scavalca le elezioni di Marzo ed è lontano abbastanza perché gli italiani dimentichino la balorda previsione. Commenta Padoan: “Certo non è colpa dei governi precedenti. I problemi sono cominciati con questo esecutivo, come dimostra l'andamento dello spread e le conseguenze recessive che ne sono seguite. Chi accusa i precedenti governi dell'attuale recessione economica fa un'affermazione ignorante o in malafede. Con l'economia in andamento negativo si perderanno tutti i benefici degli anni scorsi, i valori positivi della crescita, il calo del debito. Preoccupa che nella legge di bilancio non ci siano spazi per reagire prontamente ad una recessione prolungata. Ci vorrebbe una manovra aggiuntiva per rispettare gli impegni con l'Europa, ma anche una modifica della legge di bilancio, perché le misure previste non garantiscono di sostenere la crescita della domanda”.

In che pasticcio si dibatte Di Maio e chi lo segue: “Se nega l’autorizzazione a procedere contro Salvini, per il reato di sequestro di persone, rischia di decimare la pattuglia dei pentastellati, incavolatissimi per il voltafaccia che rinnega il principio del procedere nei confronti di deputati che commettono reati; se viceversa prevale l’orientamento al sì degli ortodossi, incombe la minaccia leghista di mettere in discussione l’alleanza. Il caso evoca l’amletico “Essere o non essere” e il suo tragico finale.

Luciano Scateni.