SCATENI. 'Giù le mani dai gilet'


Articolo pubblicato il: 09/01/2019 15:07:17
Ultimo aggiornamento articolo: 09/01/2019 15:08:34

I gialloverdi provano a piombare sulla crisi francese cavalcando gli uni l’incazzatura dei gilet gialli e gli altri il sovranismo neofascista di Marin Le Pen. Il “Dietrofront, l’Incompiuto, il Figlio di cotale papà”, ovvero il vice premier Di Maio, si è proposto come testimonial-alleato-partner dei gilet gialli e li ha incitati a non mollare, cioè, a incendiare Parigi? Jacline Mouraud, la pasionaria dei Gilets jaunes, 51 anni, bretone che ha dato vita al movimento di protesta contro il governo Macron, intervistata ha detto “Inaccettabile. Il vostro vicepremier ha perso un’occasione per tacere. La piattaforma Rousseau? Non la conosco, non ne so niente. Cos’è, una struttura per l’estrazione del petrolio in mare? Mai accordi con Di Maio”. “Insomma, non le è andato giù il suo intervento” “Neanche un po’. Ma come si permette di appoggiare dei rivoltosi e offrire solidarietà a chi sta cercando di sabotare l’ordine e la democrazia in Francia? Il messaggio del signor Di Maio è assurdo, inammissibile”. “Cosa pensa dei 5Stelle?” “Di Maio è in difficoltà e cerca alleati in vista delle elezioni europee, perciò gli interessano i Gilets jaunes, che fanno gola anche a Florian Philippot, ex numero 2 del Fronte nazionale”. “Due Gilet gialli, Veronique Rouillé e Yvan Yonnet, saranno a Roma per presentare il movimento e incontrare esponenti politici italiani, tra cui anche i Cinquestelle. Un’alleanza in vista delle Europee?”. “Figuriamoci. Quei due non sono nessuno e non rappresentano un bel niente. Mai visti...”. “I Gilet gialli sono il popolo?” “Il popolo non ne può più di violenze a ripetizione, non sopporta più di vedere poliziotti massacrati ed energumeni che sfondano le porte dei ministeri. Le manifestazioni con il loro corollario di incidenti e assalti ai negozi hanno messo sul lastrico decine di migliaia di lavoratori. Centinaia di piccole aziende hanno chiuso i battenti. Ditelo a Di Maio”.

Ore pomeridiane di venerdì 20 dicembre, pratica check-in evasa alle 18 e 55 del giorno prima. I media divulgano la surreale notizia dello stop a partenze e arrivi per l’aeroporto di Gatwick, secondo di Londra, dove siamo diretti. “Pronto aeroporto di Capodichino? Ho un volo British delle 18 e 55. Tutto regolare?” “Sì è in orario”. Non mi fido e telefono a mia figlia, nel Sussex “Tutto bloccato, volano droni sulle piste, decolli e atterraggi sospesi” “Pronto Capodichino e allora il volo per Londra?” “Cancellato” Sussex, un’ora più tardi: “Il volo è stato rinviato alle due di domenica notte”. Dopo un’altra ora: “Ho trovato gli ultimi due posti sul volo Easy Jet delle 19 e 40, ma per l’aeroporto di Luton, più distante dal Sussex”. “Pazienza, va bene così. Ma a Gatwick che si dice? “Un bel niente, non riescono a capire da dove partono i droni e chi li manovra”. L’Easy Jet, finisce nel marasma che ha sconvolto il traffico aereo e riesce a decollare solo alle 21 e 5. Per incassare più sterline la compagnia ha ridotto gli spazi tra una fila di poltrone e l’altra. Un supplizio. Poco dopo le 23, sembrerebbe che l’aereo stia per iniziare la discesa su Londra, ma è un’illusione. L’atterraggio avviene poco dopo la Mezzanotte e una cortese girl italo-inglese, spiega il perché. L’aereo per motivi di congestione dei cieli, causati dal default di Gatwick, ha fatto il giro di mezza Europa. A terra, per accedere ai varchi di controllo dei passaporti ci si mette in fila per oltre mezz’ora e altri venti minuti se ne vanno in attesa dei bagagli. Per raggiungere in taxi il Sussex, occorre poco più di un’ora. Ci scarica a Handcross, quando l’orologio, che riporta ancora l’ora italiana, segna le due e mezzo della notte. Nella disavventura sono state coinvolti 140 mila passeggeri, la maggior parte dirottati su aeroporti tedeschi, belgi. Gli inglesi in memoria della grandeur imperialista non amano che il loro Paese sia citato con un semplice England. Per loro è ancora tempo di Great Britain. Ironizziamo: “Great?” A noi il caso Droni, con tre giorni di paralisi di Gatwick, il bis del primo aeroporto inglese (pardon della Gran Bretagna) di Heatrow e il disastro di migliaia di voli sospesi senza scoprire chi ha messo in crisi il trasporto inglese, dimostra che nessun è perfetto, a cominciare dalla Brexit.

Luciano Scateni