SCATENI/ I selfie di Castore e Polluce


Articolo pubblicato il: 04/01/2019 16:38:40

Indimenticabile ed emotivamente intensa l’immagine del ministro Toninelli e signora, il primo piano di volti ridenti, come è d’obbligo per chi in estate piena gode i piaceri di vacanze al mare e chissà, del mare di Genova, nei giorni drammatici del ponte Morandi venuto giù, delle 43 vittime del crollo. Il selfie rese probabilmente felici i colleghi pentastellati del ministro delle infrastrutture, ma fece incazzare tutti gli altri per il cinismo di quella foto irriverente. Il cattivo esempio di Toninelli ha contagiato come un virus i Castore e Polluce Di Maio-Salvini, che hanno bypassato la prassi delle esternazioni rilasciate ai media e hanno prestato facce e voci alle telecamere di Facebook per rivolgersi con proclami e minacce agli italiani. In piena bagarre politica per la contestazione in corso al decreto sicurezza, i due vice premiere, in tenuta sciistica, hanno inviato sms audiovideo. L’ “Incompiuto figlio di papà” Di Maio, con l’abituale smorfia da sorriso permanente, affiancato da un Di Battista ilare, nonostante sia fan di un padre fascista, l’ha sparata grossa: “La disobbedienza alla legge sulla sicurezza sarebbe uno slogan di propaganda pre-elettorale, un’esca per catturare voti”. Gli hanno risposto costituzionalisti del calibro di Zagrebelski (“Ci vuole di nuovo la resistenza civile”) e del collega Azzariti (“La Corte lo sgonfierà, ma ci vorranno anni”), i sindaci che intendono disattendere il diktat della legge con motivazioni ineccepibili, come l’incostituzionalità del decreto, il presidente dell’Anci, che rappresenta i comuni italiani. Il povero Conte si è visto costretto a convocare i sindaci “ribelli”, senza consultare il “Ce l’aveva duro” Salvini. Questi, dalle nevi di Bormio, con il faccione in primo piano, un po’ rubizzo (si sa in montagna i grappini abbondano), ha ripetuto il solito “me ne frego” e ha minacciato i sindaci “traditori” di rimuoverli dall’incarico. Si fa strada, con sempre maggiore convinzione, l’urgenza di moltiplicare l’adozione di gilet rossi per azzerare questo governo di incompetenti. Ps. Perché Castore e Polluce? Perché sono i due personaggi inventati dagli autori di una rivista teatrale degli anni quaranta per citare Mussolini e Hitler senza incorrere nella censura fascista. La giornata politicamente bollente del duello sindaci-Viminale fa balzare in alto il termometro della tensione. Salvini non si smentisce: “"È finita la pacchia. Se qualche sindaco non è d'accordo si dimetta”. Il presidente Anci, Antonio Decaro: “Se il ministro ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare”. Orlando e De Magistris: “Non applichiamo il decreto sicurezza”. Salvini: “Sono amici dei clandestini, traditori degli italiani”. Per tutta la giornata i toni sono stati accesi. Orlando: “Tutti i regimi sono iniziati dalle leggi razziali”. De Magistris: “Il linguaggio di Salvini è indegno di un ministro dell'Interno”. Beppe Sala, primo cittadino di Milano: “Salvini ci ascolti e riveda la legge”. In Sicilia prende corpo un sodalizio trasversale Pd-M5S-Fi in opposizione a Salvini e di affiancamento a Orlando. Ne fa parte il governatore Miccichè: “Le leggi vanno applicate? Purtroppo furono applicate anche le leggi razziali. State sicuri che, se sulla Diciotti ci fossero stati centinaia di svedesi e non neri, Salvini non avrebbe chiuso il porto di Catania”. Dalla parte dei “traditori” (aggettivo usato da Salvini) c’è il pentasetllato Forello, ex candidato a sindaco di Palermo: “Il decreto sicurezza ha diversi profili incostituzionali, per esempio, nella norma che impedisce l'iscrizione all'anagrafe ai migranti con il permesso di soggiorno in scadenza. Crea un'inqualificabile divisione fra cittadini di serie A e di serie B”. Si associa il sindaco di Pomezia. Nardella, primo cittadino di Firenze: “No a intimidazioni. Stiamo studiando ricorso contro il decreto”. De Magistris: “Il linguaggio di Matteo Salvini è violento e indegno di un ministro dell'Interno. Sono indignato come italiano per essere rappresentato dal capo della Lega, ma anche Di Maio, Toninelli e tutti gli altri sono nella stessa barca dell'indegnità. Salvini non rispetta la Costituzione, si dimetta”. Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria: “Il ministro dell'Interno, parla da una pista da sci e si riferisce ai sindaci delle più importanti Città metropolitane d'Italia, che insieme rappresentano circa un quinto della popolazione dell'intero Paese, definendoli poveretti”. Un ‘condivido’ alle posizione di Leoluca Orlando anche da Esterino Montino, sindaco di Fiumicino. De Caro, presidente Anci: “Sulle minacce di Salvini ad alcuni sindaci: gli faccio notare che poco tempo fa, prima di diventare ministro, invitava i sindaci a disobbedire alla legge dello Stato sulle unioni civili”. Interviene anche l’Associazione partigiani e si schiera con i sindaci che hanno deciso di sospendere l'attuazione di quelle parti della legge sicurezza e immigrazione inerenti l'attività dei Comuni: “La coraggiosa decisione di Orlando e di altri sindaci, apre anche sul terreno istituzionale il percorso di resistenza civile che da tempo Anpi aveva auspicato, non contro questo Governo in quanto tale, ma contro i provvedimenti che negano i fondamentali diritti costituzionali ribaditi dalla dichiarazione universale dei diritti umani”.

Luciano Scateni