SCATENI/La Caporetto è qui. Napoli in tilt. 0 a 2 dalla Fiorentina. Che strazio


Articolo pubblicato il: 19/01/2020 09:38:00
Ultimo aggiornamento articolo: 20/01/2020 11:13:30

Il San Paolo ha una faccia nuova e una vecchia. Il restyling lo ha modernizzato, gli ha restituito dignità. Lo ricolloca tra le opere di buona architettura, firmata da Cocchia, mostra alle telecamere spogliatoi all’altezza della serie A,  offre il bello dell’azzurro scelto per il sedili: è un gran colpo d’occhio. Rimane lo scempio della copertura che ha deturpato la purezza del disegno, la massa ferrosa spropositata e inefficace se l’obiettivo era di proteggere il pubblico dalle intemperie. Inedita è la mancanza di sonoro che in passato ha giovato agli azzurri come dodicesimo giocatore. Lo stadio è disertato dal tifo ‘sanguigno’ degli ultra e si può condividere il motivo  di questa vistosa assenza. In parte di quelle frange di tifo si annida la violenza e in attesa di sistemi tecnologici avanzati per individuare e punire i facinorosi, che disertino le partite può essere il male minore. Stasera la sfida con la Fiorentina è  un test interessante per capire se il brutto Napoli di questa tormentata stagione ha le carte in regola per tornare squadra di rango. La diagnosi spetta a Gattuso, e così l’auspicata terapia. Mica facile: gli azzurri che avevano fatto volare la squadra in vetta al campionato e conquistato la stima in  campo internazionale, sono gli stessi che in questa stagione hanno rovinato l’attesa di un nuovo confronto alla pari con le grandi, Juve inclusa. Colpa del fallito binomio De Laurentiis-Ancelotti? Anche. Non meno dell’insofferenza ribelle di alcuni che hanno contagiato altri, fino alle conseguenze estreme di 'boicottare' il gioco di squadra e di regalare punti anche ad avversarie molto modeste. Gattuso, chiamato al capezzale del ‘malato’, è alle prese con effetti collaterali del virus. Motivo influente sul rendimento è la sequenza virale  di infortuni e cali vistosi di forma, che ha contribuito a disarmare il reparto difensivo un tempo granitico, grazie alla  maestosa potenza di Koulibaly, che un anno fa valutato come miglior centrale d’Europa. Out, a turno, Ghoulam. Malcuit, Mario Rui, Hysaj, Maksimovic e lo stesso Koulibaly, Meret, l’emergenza ha provocato  pericolose fragilità e sconfitte clamorose. Stasera Gattuso è alla prese  con l’identico rebus. Agli infortunati si somma la squalifica di Mario Rui e contro due frecce come Chiesa e Cutrone (neo gigliato), il ‘Ringhio’ può opporre come centrale Luperto, tappabuchi in emergenza e Hysaj a sinistra, fuori posizione. In panchina Demme e Lobotka, l’uno uomo di centrocampo, ovvero calamita di palloni, l’altro con vocazione alla regia avanzata, dove Fabian ha dimostrato evidente disagio. Arbitra Pasqua, si parte,  pronti…via.  Inedito l’a tu per tu in profondità di Cutrone e Chiesa, fianco a fianco. Minuti di studio delle due formazioni, pressione alta dei viola. Sulla fascia destra le incursioni della Fiorentina. Al decimo gran cross dalla destra per Castrovilli che manca di poco lo specchio della porta. In avanti il Napoli a pieno organico, ma senza incidere. Più di un lancio lungo per Callejon, sempre troppo lungo. Grandissimo cross dello spagnolo su cui si avventa Milik al volo. Para Dragowski, con una prodezza. Gli azzurri in difficoltà con il fraseggio stretto tentano di attaccare  con lanci profondi,  imprecisi. Fabian è in regia, Fiorentina aggressiva. Se ne va il primo quarto d’ora,  possesso palla degli azzurri. Var per presunto fallo di mano di Allan in area. L’arbitro lo consulta e dice “Tutto ok”. Fabian calamita palloni su palloni. Al 21esimo angolo per gli azzurri. Niente di fatto. Non c’è molto spettacolo in campo, le due squadre si temono. Su sposta a sinistra l’asse offensivo del Napoli  e diventa protagonista Insigne. 25esimo, i viola in avanti, azione perfetta, improvvisa, due cambi gioco di Castrovilli, una ventina di passaggi. Il  Napoli sta a guardare, Chiesa con  la punta del piede e senza marcatore, infila sulla sua destra Ospina. Tiro non irresistibile, 1 a 0 per i viola. È il minuto 26. Solito letargo della difesa azzurra. Tre minuti dopo ripartenza degli azzurri, gran tiro di Zielinski, poco a lato. Nuovo angolo per la Fiorentina al minuto 31, di nuovo Chiesa a due passi da Ospina, che tira via il pallone  dalla porta. Quasi gol. Gattuso  sposta Hysaj a sinistra per fermare le folate dei viola sulla fascia destra. Di Lorenzo a destra. I minuti alle spalle sono già 35. Callejon, tutto solo. fallisce un’opportunità eccezionale. Su lancio perfetto di Fabian spedisce fuori di testa e questi sono gol che non si possono sbagliare. Fiorentina indietro tutta, a difendere il gol di Chiesa, ma attenzione ai contropiede. Assalto del Napoli. Cinque minuti alla fine della prima frazione di gioco e palla gol dopo un minuto con Benassi.  Iachini invita i suoi a tenere palla, per andare all’intervallo in vantaggio.  Come succede da tempo gli azzurri devono inseguire, ma tengono troppo basso il baricentro del gioco. Per Milik nessuna palla da sfruttare al massimo. Tutti indifesa gli uomini di Iachini e il Napoli non va oltre lanci lunghissimi, non giocabili. Fischia Pasqua, fischi dalle gradinate del San Paolo e non  sono giudizi inediti da qualche tempo. La squadra è lenta, vulnerabile quando la Fiorentina riparte a tutta velocità.   Castrovilli, Benassi e Chiesa fanno la differenza. Napoli senza personalità era quello di Ancelotti e senza è anche questo di Gattuso. In più è sconcertante la tenuta della difesa che concede spazi invitanti agli attaccanti avversari, come nell’episodio che ha permesso a Chiesa di mirare con  calma e beffare Ospina.  Il resto lo fanno i tentativi falliti di centrare la porta con tiri dalla distanza e l’incapacità di sfondare al centro. Espressioni meste sul volto degli azzurri nel tunnel d’ingresso in campo alla ripresa. Brutto segno. Si riparte. Insigne deve vedersela con sistematici raddoppi di marcatura. Di solito il Napoli alterna un tempo  giocato bene a un o peggiore. Visto l’andamento della prima frazione di gioco si potrebbe sperare in un second  time migliore degli azzurri. Sembra che spingano con maggiore convinzione i napoletani. Al sesto Allan servito a meraviglia in area cincischia e spreca un’occasionissima. Al settimo quindicesimo palo del Napoli. Lo colpisce Insigne che meritava il gol con un tiro imparabile. Ripartono i viola con Cutrone che guadagna un calcio d’angolo al nono. Debutta Demme, tedesco di origine italiana, ma prima Chiesa con una magia supera la difesa degli azzurri e da tre metri non trova il gol. Al 56esimo un Allan arrabbiatissimo s’infila nel tunnel degli spogliatoio per lasciare il posto a Demme che si mette subito in evidenza.  Sostituzione condivisa? Boh? Perché non  Callejon che spreca occasioni d’oro a ripetizione? E Lozano? Dimenticato in panchina. No, pardon, il messicano. entra al minuto 63. Per Zielinski. Fuori Cutrone per Vlahovic. Ventesimo del secondo tempo. Spinge Demme, azzurri con quattro attaccanti.  Il copione della ripresa è il clone del primo tempo.  Accelerano gli azzurri, ma il bunker viola resiste. Tentativo  monocorde di monopolizzare il gioco su Insigne. La Fiorentina trova le contromosse giuste triplicando la marcatura del capitano. È fatale il minuto 75. Luperto arretra di fronte all’avanzare di Vlahovic, che riceve  da Bednassi, arma il destro e con un gran tiro fa gol. Due a zero.  Entra Llorente per Callejon ed è la solita mossa disperata di Gattuso quando tutto è perso. Prova  triplicare il vantaggio Castrovilli, partita super la sua. Tiro potete ma alto sulla traversa. I viola controllano il gioco con la calma dei forti.  Quattro minuti al 90esimo. Napoli da bassa  classifica ormai. Che tristezza.  Ceccherini per Dalbert è la mossa di Iachini. Errori su errori degli azzurri e secondo tempo peggiore del primo, altro che alternanza di rendimento. Tre minuti di recupero, ma forse meglio chiuderla lì. Vince qualcosa il Napoli, il possesso palla, dato assolutamente improduttivo e la prossima degli azzurri è contro la Juve del maestro Sarri. Fischia Pasqua, fischiano i tifosi del Napoli. Napoli da rifondare.

Luciano Scateni