SCATENI. Liberi di insultare


Articolo pubblicato il: 28/06/2019 13:51:12
Ultimo aggiornamento articolo: 28/06/2019 13:51:12

La libertà di pensare, dire e diffondere il pensiero è intoccabile e chi mette in discussione questo fondamentale principio della democrazia, per noi italiani garantita dalla Costituzione, è fuori dal contesto dell’etica comune, oltre che dal suo più alto livello. Nulla ci farà derogare da questo solido convincimento, neppure l’uso più bieco dei social, territorio problematico della comunicazione, anche se ospita insulti della feccia umana, forse impunibili, sicuramente impuniti. Ci permettiamo di sottrarre a un articolo di rara incisività, a firma di Luca Bottura, il florilegio di mascalzonate che racconta per definire a giusta ragione “trivio” l’ignominia di insulti diretti a Carola Rackete, la comandante della Sea Watch: “Ma non è che tutti quelli che nascono bianchi, tedeschi e ricchi devono venire a rompere le palle  in Italia”, “Raparla a zero e metterla a pane e acqua”, “Perché non va a pigliarla nel culo in Africa?” “Baldracca”, “Cesso di merda”. Ecco, esaurito l’excursus di una parte del pensiero spazzatura, postato vigliaccamente sui social, perché vis-a-vis questi vigliacchi non lo farebbero, il commento ci riporta al becero ispiratore di questo illecito uso della parola. Il via agli insulti  si deve a Salvini, ministro della Repubblica, che gettata alle ortiche la dignità del ruolo, ha definito “sbruffoncella” Carola Rackete, la giovane donna al comando della Sea Watch, che nel Mediterraneo ha salvato centinaia  di  profughi da morte sicura. Di contro sono degni di citazione due episodi di segno opposto. L’Italia dei normali è il dignitoso lato B del caso Sea Watch. Parlamentari del Pd (Del Rio, Orfini), Fratoianni di La Sinistra, sono saliti a bordo della nave e vi rimarranno fino a quando l’ultimo migrante non sarà sbarcato. Con loro c’è anche un’inviata di Rai News 24, a documentare le condizioni  di estremo disagio dei profughi. Michela Murgia, scrittrice impegnata contro ogni ingiustizia, a suo tempo insultata da Salvini, rivolta a Carola Rackete le ha indirizzato un messaggio di solidarietà, con l’impegno a  trovare i soldi per coprire i costi delle multe minacciate dal vice premier leghista, iniziativa a cui ha dato vita la Rete Italiana  Antifascista, che in pochissimo tempo ha ricevuto donazioni per duecentoventimila euro, destinate a superare e di molto questo primo segnale di solidarietà concreta. Il sindaco di Firenze Nardella si è offrerto di ospitare i profughi e con lui l’arcivescovo di Torino. De Magistris, primo cittadino di Napoli ha più volte dichiarato che per i migranti il porto della la città è sempre aperto. Sullo sfondo dei “no” di Salvini si propone un vero paradosso. In contemporanea con il blocco navale della Sea Watch, gli sbarchi di migranti a Lampedusa e non solo avvengono senza sosta. Solo nelle ultime ore sono approdate imbarcazioni con 54 profughi. Il sindaco dell’isola dichiara che sono centinaia gli arrivi ignorati dal Viminale. Ed è’ l’unico caso di silenzio totale del ministro, che nonostante gli sbarchi di migliaia di migranti entrati in Italia da mare e dai confini di terra, si accanisce contro la Sea Watch, Braccio di ferro a senso unico con la Sea Watch e i suoi migranti, stremati fisicamente, per precarie condizioni psicologiche, complicate dall’esito di traumi subiti nel corso del calvario vissuto per fuggire dai Paesi d’origine. È felicemente conclusiva una frase di Carola Rackete, tra l’ironia e la consapevolezza di essere dalla parte giusta del conflitto con il Viminale: “Salvini? Ho 42 persone di cui preoccuparmi, si metta in fila”.  
 
È finalmente l’ora ics per la cesura dolorosa che ha tagliato Genova in due con  il crollo del ponte Morando. Che non esiste più, mandato in polvere dalle esplosioni che hanno sbriciolato quanto rimaneva perché tenuto su dai piloni. Non è mancata la passerella Di Maio-Salvini, che avrebbero fatto meglio a rimanere nei rispettivi ministeri, per lavorare,  anziché vagare elettoralmente per l’Italia. L’implosione, avvenuta alle 9 e 40 è finalmente la coda finale di una tragedia che rimarrà una ferita indelebile per Genova, ma anche e  soprattutto, il prologo della risposta concreta  della città. Si deve alla generosità di un suo illustro cittadino. Il ponte tornerà a collegare est e ovest del capoluogo ligure con il nuovo ponte, progetto firmato e donato da Renzo Piano.
 
Luciano Scateni