SCATENI/È mal di pancia in casa del comico genovese


Articolo pubblicato il: 01/07/2018 15:30:15

Alla vigilia del voto, che ha insediato De Magistris a Palazzo San Giacomo, invitato da un’emittente televisiva napoletana, ho intervistato Roberto Fico, candidato 5Stelle a competere con l’ex magistrato. Ne ho ricavato l’idea di un politico che, senza alcun distinguo, era idealmente espressione della sinistra. Di recente mi sono chiesto: “Che ci fa nel movimento deviato, che per libidine di potere si trascina malconcio come socio minore di Salvini?” La domanda si è riproposta in questa fase di caos politico del governo.

Di Maio e i suoi sudditi fedeli sono costretti a eseguire salti mortali per stare dietro alla xenofobia rabbiosa delle Lega, al cinismo del suo “ce l’ho duro”, che rivolto ai disgraziati in fuga dall’inferno dei luoghi d’origine li ha insultati con un eloquente quanto mafioso “E’ finita la pacchia”, pari alla spocchia nazista di Trump, mandante dell’ignominia dei bambini di migranti strappati ai genitori e incarcerati in gabbie della vergogna.

In risposta alla megalomania mussoliniana di Salvini, alla disumanità, che accresce il dolore per i profughi uccisi dal mare nel corso di viaggi della speranza senza approdo per il veto di accoglierli nel nostri porti, il presidente della Camera ha censurato la decisione, ha esaltato l’opera delle navi impegnate a salvare vite umane nel Mediterraneo, è andato in trasferta a Pozzallo, porto di accoglienza in polemica con il ministro degli Interni, ha polemizzato con Orbàn, richiamato al dovere di aprire le frontiere ai migranti come ogni paese europeo. In antitesi con il clima di caccia alle streghe, Fico ha rivendicato l’impegno del Paese per accertare finalmente la verità sull’assassinio di Giulio Regeni, ha solidarizzato con Medici Senza Frontiere, ha fatto sentire la presenza del governo e dello Stato nello squallido accampamento dove viveva Soumaila Sacko, bracciante nero ucciso per zittire una voce di protesta contro lo sfruttamento. Con lui sono d’accordo la senatrice Nugnes, non pochi colleghi disillusi e una parte, difficile da quantificare, della base.

Torna in evidenza la domanda sulla compatibilità del presidente della Camera con Fontana, ministro del suo governo che insulta le unioni omosessuali, con Grillo e la sua sparata sull’epurazione di due reti Rai da privatizzare e una terza da privare della pubblicità (Di Maio, a denti stretti, è costretto commentare “parla pe sé”).

Se il vice primo ministro grillino riteneva di aver confinato Fico in ambito istituzionale, così da escluderlo dalla gestione politica del movimento, ha sbagliato anche questi conti, oltre ad aver sottovalutato la dispotica voracità di Salvini, che al culmine dell’auto esaltazione ipotizza di proiettare le sue nefandezze a dimensione di forza internazionale, aggregando Paesi ultraconservatori o di destra che minacciano la democrazia pacifista della Ue.

Fico con Salvini? Appare sempre più un matrimonio dalla vita breve: è per il momento in Stand by il commento all’iniziativa “ludica” di chi ha elaborato un’applicazione dal nome esemplarmente esplicativo di Ruspadana, “game” che ha come obiettivo di ripulire la pianura padana dai migranti, schiacciandoli con una ruspa. Vince chi ne ammazza di più.

Post scriptum. Reggerà Roberto Fico alla vuota, incompetente inerzia del suo governo bipolare, che in quattro mesi ha smantellato, com’era prevedibile, l’impianto degli impegni promessi in campagna elettorale e procede a tentoni, a occhi bendati, con sottosegretari che ignorano la composizione del loro governo? In tv Siri: Toninelli? Non è un ministro”.

Luciano Scateni