SCATENI. Serial Salvineide 3: Digos e striscioni


Articolo pubblicato il: 09/06/2019 20:48:18
Ultimo aggiornamento articolo: 09/06/2019 20:48:18

Cos’è la DIgos? È il complesso di uffici periferici della Polizia, incardinati nella direzione Centrale della polizia di Prevenzione e nel dipartimento di Pubblica Sicurezza del MINISTERO  DELL’INTERNO (!!!), ovvero dipende direttamente da Salvini. Svolge attività investigative e informative finalizzate a contrastare eventuali attività eversive dell'ordine democratico ed attività terroristiche; esegue direttamente le operazioni eventualmente frutto delle proprie investigazioni. Si interessa di terrorismo a livello nazionale ed internazionale, anche di tipo informatico e telematico. Controlla le attività di gruppi estremistici che perseguono scopi di sovvertimento sociale con il ricorso alla violenza, ed anche al contrasto di illegalità nelle manifestazioni sportive ad opera di gruppi di tifosi violenti organizzati (i cosiddetti ultras).
 
L’operato della DIGOS è stato criticato per sospetta repressione della libertà di manifestare il proprio pensiero, sancito dall’Articolo 21 della Costituzione italiana. Gli interventi compiuti dalla DIGOS vengono motivati con la necessità di evitare provocazioni. In questa fase politica  è stato  considerato “turbamento” anche semplicemente uno striscione appeso ad un palazzo.
 
Con il ministro dell’Interno Salvini in carica si sono ripetuti episodi di repressione della liberà di pensiero. La polizia ha imposto a cittadini in dissenso con il leghista,  nelle sue funzioni di segretario della Lega e non di vice premier, di  ritirare striscioni con scritte del tipo “Salvini non sei il benvenuto”. Mai accaduta una simile prevaricazione, ma non è il peggio di azioni comunque improprie delle forze dell’ordine. Ha indignato la frase del ministro dopo il selvaggio pestaggio subìto da un giornalista di Repubblica nello svolgimento del suo lavoro. Salvini ha proclamato: “Poliziotti eroi”. Da qualche comizio del ministro in qua la novità è stata l’intervento senza alcuna giustificazione della Digos, che alimenta il sospetto di un preoccupante clima prefascista. Nel corso della manifestazione unitaria del sindacato, ieri gli uomini della Digos hanno impedito di sistemare in modo visibile un grande striscione improntato alla satira, che raffigurava i due vice premier in una vignetta con questo  divertente dialogo: Di Maio “Mattè, dicono che mettese contro il sindacato porta male”. Salvini “Sì Giggino lo so, infatti me sto a portà avanti col lavoro”. La simpatica  e lieve ironia dei lavoratori c’entra poco con il divieto della Digos. Molto verosimile è l’ipotesi che gli agenti intervenuti abbiano ricevuto l’ordine di sequestrare qualunque striscione anche vagamente antigovernativo.
 
Il segretario generale della Uil: “"Era una striscione solo ironico. Niente di offensivo. Riportava una frase detta spesso dal segretario generale aggiunto Barbagallo: “Mettersi contro il sindacato porta sfortuna”.
 
Satira e ironia si sublimano eccome, nella giustificazione addotta dalla Questura sulle ragioni del sequestro. Testuale: “Lo striscione era lesivo del decoro paesaggistico”. A questa gustosa barzelletta andrebbe assegnato l’Oscar del surrealismo. La Questura avrebbe usurpato la leadership ambientalista dei verdi, del Fai: “Questa mattina personale impiegato nel servizio di ordine pubblico, (no, erano agenti della Digos, ndr)  predisposto in occasione della manifestazione in favore del rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti pubblici, ha esortatoalcuni manifestanti, appartenenti al sindacato della Uil, a rimuovere uno striscione posto su una parete di interesse storico culturale, in via Adamo Mickiewicz, nei pressi del Pincio. Nessuna valutazione è stata fatta circa l'aspetto contenutistico, ma si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico, così come previsto dall'articolo 49 del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, dove espressamente si vieta il collocamento o l'affissione di cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelate come Beni culturali”. È permesso ridere a questa gag.  Affissione? Lo striscione poggiato a una parete sarebbe rimasto lì solo per il tempo della manifestazione.
 
Andrea Marcucci, presidente dei senatori Pd si è chiesto se i lavoratori avessero commesso un reato di lesa maestà. Emanuele Fiano, dirigente del Pd chiede se esista una direttiva del Viminale, non palese, per reprimere ogni forma di dissenso nei confronti del governo. Nicola Fratoianni, La Sinistra: “Prima il sequestro delle lenzuola sui terrazzi, ora il blocco di striscioni ironici ai cortei. La prossima mossa sarà bloccare manifestazioni e scioperi, poi  arresti preventivi? Salvini e Di Maio, non è che state esagerando?”.
 
Le repliche dei due Dioscuri. Salvini si dice occupato a lottare contro la criminalità (ma come fa se non c’è mai al Viminale?) e di aver dato disposizioni di non rimuovere gli striscioni e aggiunge di rispettare la scelta della questura di Roma e le forze dell’ordine. Ma come, la Questura di Roma disobbedisce impunemente alle disposizioni del ministro di riferimento e lui la rispetta? Non è risposta da “ce l’ho duro”. Di Maio  si dissocia dalla censura allo striscione che “ironicamente e pacificamente critica il governo”.