SCATENI. Vincere è bene, giocare bene è meglio, Napoli 2, Cagliari 1


Articolo pubblicato il: 06/05/2019 10:52:27
Ultimo aggiornamento articolo: 06/05/2019 10:52:27

Era davvero un infortunio muscolare a tenere in panchina Lorenzo Insigne? Il dubbio non è un’invenzione di osservatori ostili al management della Società Calcio Napoli o per essere più espliciti al dispotismo del suo proprietario-presidente, che in contrasto con la tifoseria più sanguigna delle curve ha realizzato l’impresa di azzerare l’aggettivo ‘esaurito’ attribuito per anni al San Paolo, ai primi posti nella classifica degli stadi più affollati d’Italia. Il livello dello scontro ha toccato punte impensabili con il “dispetto” di aumentare il costo dei biglietti dei settori popolari. Risultato: minimi storici di spettatori in campionato e perfino vuoti per decisivi match della Champions. Momenti di attrito tra Ancelotti e Insigne sono stati mascherati. Il Napoli ha provato a motivare l’esclusione del capitano con vaghi cenni a un infortunio muscolare. Il vulnus, almeno per ora sembra sia stato sanato, forse anche per la mediazioni di Raiola, re del “mercato” di settore, ma in corso di reciproco nervosismo tra società e giocatore il San Paolo ha fischiato il suo beniamino, evidentemente scosso dal rapporto teso con allenatore e società. Sullo sfondo il calo vistoso di rendimento della squadra, che ha accumulato venti punti di distanza dalla Juventus e ha ceduto senza gloria alle avversarie di Coppa dei Campioni. Se il mago Sarri è diventato famoso anche per avere messo in campo quasi esclusivamente i titolarissimi, la scelta di Ancelotti è andata in tutt’altra direzione e il sospetto è che non sia stata una decisone tecnica a fargli utilizzare l’intero organico, ma l’interesse del Napoli Calcio di tenere alta la quotazione di tutti i giocatori in funzione di eventuali cessioni. In prossimità del cosiddetto mercato, estivo e invernale è diventata seriale la strategia di annunciare trattative con calciatori famosi, sistematicamente non concluse. Insomma bluff, che hanno esasperato i tifosi. E l’esodo di Hamsik? Un addio senza compensarlo con l’arrivo di un giocatore di pari rendimento. Per il Cagliari San Paolo ai minimi termini: solo 15mila spettori, a livello di una provinciale di serie B. Ancelotti non si smentisce: fuori Callejon, Fabian e Milik, dentro Verdi, in campo anche il tedesco Younes, due nomi da mettere in vetrina. Sugli spalti, striscioni in solidarietà per la piccola Noemi, in fin di vita, colpita da un proiettile e per la gloriosa squadra del Torino cancellata dalla tragedia dell’aereo precipitato. Ritmo basso degli azzurri in partenza e non pochi errori negli scambi. Al 13° serpentina di Insigne e tiro contrato dalla difesa cagliaritana, poi un guizzo di Younes e destro fuori d’un soffio. Mertens, al 22esimo sfiora l’incrocio dei pali con in destro a effetto ed è un segnale di maggiore intraprendenza degli azzurri. Alla palese superiorità del Napoli non corrisponde l’incisività che si conclude in gol e i minuti corrono vi per oltre mezz’ora del primo tempo. Cagliari offensivo inesistente. Milik, dove sei? In panchina e con un’avversaria così arroccata è un’assenza ingiustificata. Gli azzurri dominano nella fasce, ma senza alternative di cross alti al centro dell’area rossoblu. Pioggia fitta sul San Paolo, a tratti è diluvio secondo previsioni meteo e nel finale di tempo il Cagliari si fa vedere anche in avanti. Nessun tiro degli azzurri nello specchio della porta difesa da Cragno. Tutti a prendere un tè caldo negli spogliatoi, a sostituire le divise di gioco inzuppate d’acqua e l’auspicio di assistere a un secondo tempo di buon calcio. I vistosi vuoti sugli spalti riflettono la mediocrità dello score napoletano: neppure una conclusione nel rettangolo della rete cagliaritana, infruttuosa l’inerzia della partita in chiave azzurra e una sorta di rassegnazione a portare a termine il campionato senza stimoli speciali di là del secondo posto, che magra consolazione, assicura la partecipazione alla prossima Champions League.

Nella pausa tra i due tempi Milik accelera il riscaldamento, ma non entra subito in campo. Maran imita il premier ungherese Orban e tira su un muro al limite dell’area di rigore cagliaritana su cui s’infrangono a ripetizione le sortite offensive del Napoli. Riscaldamento anche per Callejon, altro escluso per far posto alle seconde linee degli azzurri. La missione di offrire loro visibilità si esaurisce e Ancelotti prova evitare un nuovo motivo di scontento della tifoseria napoletana. Allan e Zielinski sono al 50% del loro pur alto potenziale, Verdi conferma la difficoltà di inserirsi nel gioco degli azzurri. Al minuto 58 il primo tiro degli azzurri nella porta di Cragno. E’ di Mertens. Sorpresa al 60°: fuori Allan e Verdi, palesemente scontento, dentro Callejon e Fabian Ruiz. La frittata è servita al minuto 63. Fuga di Barella, magico assist di tacco per l’accorrente Pavoletti, ex di turno e 1 a 0 per i sardi. Piove sul bagnato. Milik è la risposta tardiva di Ancelotti. Fuori Younes. Che male hanno fatto i fedelissimi del San Paolo? Lo scorno mette le ali agli azzurri e fino al momento del gol, di Pavoletti ritmi lenti, poca grinta, gioco frammentario. Con Milik e Callejon è un altro Napoli e che scoperta è? Lo avrebbero capito anche i bambini, ma il gol degli azzurri continua a latitare. All’80° cross dalla destra, Mertens di testa, Cragno compie un miracolo e con l’aiuto del palo salva la rete. Il gol alla fine arriva ed è il numero 107 di Mertens in azzurro. Il belga si avventa su un cross da destra e stavolta per Cragno non c’è niente da fare. Testata vincente, 1 a 1, anche grazie alla fisicità di Milik che attira su di sé un paio di difensori e apre spazi proprio per il belga. Il finale è un assalto al forte del Napoli. Su cross di Ghoulam un difensore del Cagliari colpisce il pallone con il gomito e gli azzurri reclamano il rigore. Interviene il Var, Fitti lo concede. Sul dischetto Insigne e gol. Il 2 a 1 salva una partita su cui riflettere. Esclusa la mezz’ora successiva al gol del Cagliari, è stato un Napoli a scartamento ridotto. Secondo posto in classifica blindato, ma il bel gioco è un’altra cosa. 

Luciano Scateni