Riceviano e pubblichiamo: 26 aprile ’20
Comunicato Stampa
Santa Maria del Pozzo, l’ad: "Accuse infondate alla nostra struttura, pronti a dimostrarlo"
L’amministratore delegato della Casa di Cura “Santa Maria del Pozzo” di Somma Vesuviana, avvocato Sergio Terracciano, interviene sui recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto la struttura. Di seguito la lettera alle testate giornalistiche, con preghiera di pubblicazione:
“La Casa di Cura Santa Maria del Pozzo respinge completamente le false insinuazioni e le errate - si legge nella nota- informazioni relative alle condizioni di salute dei nostri degenti, poi ricoverati presso il centro covid di Boscotrecase.
Si precisa che la struttura è tra le pochissime, in Regione Campania, ad essere dotata di specialità medica, vulnologica e chirurgica dedicata esclusivamente al trattamento delle lesioni da decubito, con le quali purtroppo molti nostri pazienti arrivano già dalle precedenti degenze ospedaliere, spesso rianimazioni e terapie intensive, e quindi in condizioni di enorme gravità clinica.
Le prove relative alle condizioni cliniche gravi, comprensive di gravi lesioni da decubito -continua la lettera- già presenti prima del ricovero presso la struttura, sono ufficialmente e legalmente presenti nelle documentazioni in nostro possesso e sono a disposizione di chiunque, tra giornalisti e operatori della comunicazione, le voglia consultare, ovviamente nel massimo rispetto delle regole sulla privacy.
Inoltre, le gravissime calunnie relative al lavoro dei nostri operatori sanitari... sono completamente infondate, in quanto la clinica ha ben 420 dipendenti, dei quali circa il 90% è esclusivamente dedicato alla assistenza quotidiana e qualificata dei nostri pazienti.
Di tali nostri operatori sanitari siamo davvero molto orgogliosi: si tratta di professionisti molto competenti, grazie anche ai continui corsi di formazione periodicamente da essi effettuati, ma soprattutto dotati di una grande umanità, che ripongono sempre nel loro modo di lavorare.
Aggiungiamo, infine, che la clinica viene assiduamente controllata nel suo operato dai funzionari competenti della nostra Asl.
Attendiamo quindi che tutte le competenti autorità, sanitarie e giudiziarie, svolgano le indagini che ritengono più opportune, riservandoci, nel mentre, di tutelare la nostra immagine di grande serietà e grande professionalità, ufficialmente riconosciute dalle istituzioni sanitarie di tutta la regione.
Ciò sarà fatto in ogni sede competente e con ogni possibile azione, compresa quella risarcitoria del danno”.
L’A.D. Avv. Sergio Terracciano
Riceviamo e pubblichiamo:
"28 aprile 2020
Comunicato Stampa
Casa di cura “Santa Maria del Pozzo”: qui prevenzione fin da febbraio, nostro comportamento sempre corretto
Il Direttore Sanitario e lo staff medico della Casa di Cura Santa Maria del Pozzo, di Somma Vesuviana, con riferimento alle notizie apparse in questi giorni su quotidiani e testate giornalistiche on line, relative al trasferimento recentemente disposto di pazienti risultati positivi al Covid-19, intendono precisare quanto segue.
In primo luogo deve evidenziarsi che la Casa di Cura Santa Maria del Pozzo non è una Residenza Socio Assistenziale, bensì una Struttura Ospedaliera che eroga da decenni prestazioni di riabilitazione (ortopedica e neurologica) in regime di accreditamento istituzionale con il SSR e che, da qualche mese, in virtù di una specifica autorizzazione regionale, ha inaugurato il nuovo reparto SUAP ove offre assistenza a tredici pazienti in stato di coscienza minima.
Inoltre, ancor prima dell’adozione da parte delle istituzioni governative centrali e regionali del lockdown e, quindi, delle drastiche misure di contenimento dell’epidemia, la Casa di Cura aveva già provveduto, a fine febbraio, a contingentare gli accessi dei familiari dei pazienti ricoverati provvisti di DPI e poi fine marzo a vietarli del tutto.
Le cause del contagio recentemente riscontrato nella Casa di Cura non possono, quindi, farsi risalire in alcuna misura a possibili accessi non controllati; basti solo evidenziare che, sin dall’inizio del mese di marzo, è attivo un drappello all’esterno della Struttura per il pre-triage finalizzato alla verifica di ogni possibile accesso (lavoratori, fornitori) ed ogni nuovo ricovero di pazienti provenienti da Ospedali, pubblici o privati, è autorizzato solo previa allegazione di idonea certificazione attestante la negatività al tampone oro-faringeo.
Né, tantomeno, il contagio può discendere da comportamenti indiscriminati degli operatori ai quali sono stati forniti tutti i dispositivi di protezione individuali previsti dalle linee guida ministeriali; è stata costantemente fornita ampia formazione specifica sui rischi connessi alla trasmissione del virus.
A tanto deve anche aggiungersi che, nonostante non vi fosse alcuna indicazione specifica, l’ AD Avv. Sergio Terracciano e il Direttore Sanitario Dott. Domenico Mascolo avevano comunque avviato, sin dall’inizio del mese di aprile, una vasta operazione di screening del proprio personale e dei degenti, con l’impiego di test rapidi certificati CE-IVD.
Ed è stato anche grazie all’utilizzo dei test rapidi che lo scorso sabato 18 aprile è stata scoperta la possibile positività di un paziente, cui sono seguite:
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