Approvata la nuova Legge Elettorale. Cosa cambia: l'indicazione del premier, il ritorno delle preferenze e...






Articolo pubblicato il: 08/10/2026 13:47:35

Via libera definitivo alla nuova Legge Elettorale. La Camera dei Deputati ha approvato questa mattina (8 ottobre) la riforma destinata a cambiare profondamente il sistema con cui gli italiani eleggeranno il prossimo Parlamento. Il provvedimento, già approvato dal Senato, è passato a Montecitorio con 227 voti favorevoli e 164 contrari, al termine di un iter caratterizzato da forti contrapposizioni politiche e dal ricorso al voto di fiducia su tre articoli.

La nuova normativa manda in soffitta il Rosatellum, il sistema elettorale introdotto nel 2017 e utilizzato nelle elezioni politiche del 2018 e del 2022. La differenza più importante riguarda il superamento dei collegi uninominali: non ci sarà più, quindi, una quota di parlamentari eletta direttamente nel collegio sulla base del candidato che ottiene più voti. I seggi saranno invece assegnati con un sistema a prevalente base proporzionale.

Il nuovo sistema prevede un premio di maggioranza

Il cuore della riforma è rappresentato da un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Alla lista o alla coalizione che raggiungerà almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere saranno assegnati 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, entro i limiti massimi previsti dalla legge: fino a 220 deputati e 113 senatori.

Se nessuna lista o coalizione raggiungerà la soglia del 42% in entrambe le Camere, il meccanismo del premio non scatterà e i seggi saranno distribuiti secondo il sistema proporzionale. Viene dunque meno anche l'ipotesi del ballottaggio che era presente nelle prime versioni della riforma.

L'obiettivo dichiarato dalla maggioranza è aumentare la stabilità e la governabilità, evitando che dopo le elezioni si debbano costruire maggioranze parlamentari attraverso accordi successivi al voto. Proprio questo aspetto è stato invece contestato dalle opposizioni, che accusano il governo di aver costruito una legge destinata a favorire l'attuale maggioranza.

Tornano le preferenze

Una delle novità più rilevanti riguarda le preferenze. Gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze, con l'obbligo dell'alternanza di genere, all'interno di liste composte da sei candidati. Rimane però il meccanismo dei capilista bloccati: il primo candidato della lista viene infatti eletto senza essere sottoposto alla preferenza degli elettori.

Si tratta di un compromesso maturato durante l'esame parlamentare. La questione delle preferenze era stata infatti al centro del confronto anche all'interno della maggioranza, poiché una loro introduzione completa avrebbe ridotto il peso delle scelte effettuate dai vertici dei partiti nella composizione delle liste.

L'indicazione del premier

La nuova legge introduce inoltre l'obbligo per liste e coalizioni di indicare nel proprio programma elettorale il nome della persona che intendono proporre al Presidente della Repubblica come candidato alla Presidenza del Consiglio.

L'indicazione non equivale però a un'elezione diretta del premier: la nomina resta infatti nelle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica. Il nome del candidato premier, inoltre, non comparirà sulla scheda elettorale.

È proprio su questo punto che le opposizioni hanno parlato di una sorta di "premierato camuffato", mentre la maggioranza rivendica una maggiore chiarezza nei confronti degli elettori.

Le altre modifiche

Restano le soglie di accesso al Parlamento: 3% per le liste e 10% per le coalizioni. È prevista inoltre una particolare forma di recupero per la prima lista di una coalizione che non raggiunga il 3%, secondo le condizioni stabilite dalla nuova normativa.

Inoltre cambia il numero delle firme necessarie per i nuovi partiti e per quelli privi di rappresentanza parlamentare. La riforma porta infatti il numero delle sottoscrizioni necessarie da 1.500-2.000 a 6.000-7.000 firme per ciascun collegio plurinominale per le forze politiche che non hanno un gruppo o una componente parlamentare.

Tra le novità c'è anche l'estensione del voto fuori sede. Gli elettori che si trovano temporaneamente lontani dal proprio Comune di residenza potranno votare nel luogo in cui sono domiciliati da almeno nove mesi, attraverso una procedura di iscrizione a un apposito registro.

La possibilità viene estesa anche ai caregiver familiari che assistono una persona che necessita di cure o assistenza in una regione diversa da quella di iscrizione elettorale.

La riforma interviene anche sul voto degli italiani residenti all'estero. Alla Camera le circoscrizioni vengono ridotte da quattro a due aree: Europa e Americhe-Africa-Asia-Oceania-Antartide. Al Senato viene invece istituita una circoscrizione unica Estero.