Buone notizie per il vino di Borgogna, le statistiche dei primi quattro mesi dell'anno mostrano numeri record in quanto ad export, volume e fatturato. Si tratta di cifre migliori persino del picco record del 2008, pre-crisi economica.
La Borgogna è una delle regioni vinicole con più fascino al mondo. Questa storica lingua di terra è la casa dei vitigni Pinot Noir e Chardonnay da oltre 2000 anni ed è la base delle operazioni per alcune delle cantine più famose (e care) al mondo, come Domaine de la Romanée-Conti, Henri Jayer e Domaine Armand Rousseau. Situata nella parte orientale della Francia, lungo il fiume Saône, affluente del Rodano, ospita anche un numero vertiginoso di AOC (denominazioni di origine controllata), più di ogni altra regione francese.
Dopo un 2020 difficile in tutto il mondo, i numeri di questo inizio di 2021 per i produttori della regione parlano chiaro: +23,7% in volume rispetto ai primi quattro mesi del 2020, ovvero 6 milioni in più di bottiglie esportate, per un fatturato in crescita del +32,2% (91 milioni d'euro). La stragrande maggioranza delle AOC della Borgogna sta beneficiando di questa ripresa dei consumi all'estero: i vini bianchi sono aumentati del 20,4% in volume e del 23,7% in valore; i vini rossi fanno ancora meglio, +39,1% in volume e +44,7% in valore; gli spumanti Crémants de Bourgogne non sono da meno, + 4,5% in volume e +1,9% in valore.
L’importanza della Borgogna va oltre la qualità dei suoi vini, basti pensare che Digione in Borgogna, assieme a Reims in Champagne e la città di Bordeaux, si contende l'onore di ospitare la nuova sede dell'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), una sorta di ONU dell’enologia mondiale.
In Borgogna vengono coltivati quattro vitigni, con i già menzionati Pinot Noir e Chardonnay a farla da padroni, assieme a Gamay (uva a bacca rossa) e Aligoté (bacca bianca). La maggior parte dei vini Borgogna è prodotta da un singolo vitigno e sono consentiti pochissimi assemblaggi. È per questo che, a differenza della regione di Bordeaux, dove i prezzi e la qualità del vino sono correlati principalmente al nome di un produttore, in Borgogna la reputazione di un vigneto è ciò che segna il valore del vino. Ciò ebbe inizio nel Medioevo, quando i monaci capirono che diversi tipi di terreno e luoghi potevano influenzare notevolmente il carattere di un vino. Successivamente divisero i vigneti in circa 1.200 appezzamenti circondati da muretti in pietra, detti “clos”, che segnano ancora oggi il paesaggio della Borgogna.
Un ottimo modo per iniziare ad esplorare questo mondo magico fatto di AOC, vigneti Premier Cru e Grand Cru e cantine conosciute con il nome di Domaine è l’enoteca online Svino che possiede un catalogo di oltre 350 bottiglie di vino di Borgogna tra le quali andare alla ricerca dell’etichetta perfetta per ogni occasione, iniziando con le serate estive nelle quali degustare uno Chablis.
È infatti nei dintorni della cittadina di Chablis, che rappresenta la sotto-regione più a nord della Borgogna, che il vitigno Chardonnay trova la sua espressione più pura. Per sintetizzare l'archetipo dello Chablis, diremo che è un vino dal colore limpido, bianco con riflessi brillanti e verdi. Mostra un profilo dritto e cristallino, un'acidità vivace che aiuta a creare una tensione che non si trova quasi da nessun'altra parte. E poi, ovviamente, c'è questa tavolozza aromatica dominata da note saline che ricordano il suo suolo di origine fatto di calcari e marne tra le quali è imprigionata l'Exogyra virgula, famosa conchiglia di ostriche fossilizzate. Il risultato è un vino incredibilmente piacevole, complesso e, soprattutto, perfetto da sorseggiare nelle serate estive.
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