Questo il comunicato stampa diffuso dalla Polizia:
"La Polizia di Stato ha eseguito 3 perquisizioni sul territorio nazionale - si legge nel comunicato - nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa commessi attraverso la rete. L'attività, scattata all'alba del 9 luglio nei confronti dei tre obiettivi rispettivamente residenti a Roma, Caserta e Savona, ha coinvolto Polizia Postale e DIGOS delle tre province italiane. L'Operazione "Militia", condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Lombardia e diretta dalla Procura della Repubblica di Milano, con il coordinamento operativo del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione è un'indagine che deriva dall'analisi delle chat e dall'approfondimento del materiale sequestrato in occasione di una precedente attività investigativa, risalente al 2024, che aveva già coinvolto 12 persone per gli stessi reati.
Gli attuali indagati (...) utilizzavano - si legge ancora nel comunicato - le piattaforme di messaggistica istantanea per aggregarsi e diffondere tematiche afferenti al suprematismi all'antisemitismo e alla difesa dell'identità nazionale. Dalle analisi delle chat, gli investigatori della Polizia Postale hanno potuto accertare che i 3 sodali, dichiaratamente appartenenti all'ideologia della "Terza Posizione", nelle conversazioni manifestavano propositi violenti da attuarsi anche con l'uso di armi. I profili social utilizzati per veicolare la propaganda sono stati, in più occasioni, chiusi dalle piattaforme proprio a causa del tenore dei contenuti condivisi.
Durante le perquisizioni - prosegue il comunicato - sono stati rinvenuti e sequestrati i dispositivi informatici, nonché armi a salve e softair, manganelli, coltelli, bandiere, manoscritti, libri e altro materiale propagandistico. Si specifica che il procedimento penale è tuttora nella fase delle indagini preliminari e le persone sottoposte a indagini non possono essere considerate colpevoli fino all'emissione di una sentenza definitiva".
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