Castel Volturno. Pineta Grande. Antonella Lettieri (Futuro Nazionale): "Sul pronto soccorso servono risposte"






Articolo pubblicato il: 26/10/2026 11:38:01

Questo il comunicato stampa diffuso d Antonella Lettieri, dirigente dell'Assemblea nazionale di Futuro Nazionale: "

"Castel Volturno, Fico in piazza contro il CPR. Ma sul pronto soccorso servono risposte

Immigrazione, sicurezza, legalità e diritto alla salute: il territorio ha bisogno di uno Stato presente, di controlli efficaci e di istituzioni capaci di affrontare i problemi reali. Castel Volturno non può più essere raccontata soltanto attraverso le emergenze, né può diventare - si legge nel comunicato - terreno di una contrapposizione ideologica tra chi invoca sicurezza e chi richiama l'accoglienza. La realtà di questo territorio è molto più complessa e merita un approccio serio, capace di affrontare le criticità senza negarle e senza trasformarle in uno strumento di propaganda.

Qui il tema dell'immigrazione si intreccia da anni con difficoltà sociali, economiche, abitative e di sicurezza, con il fenomeno dello sfruttamento e con la presenza - si legge ancora - di sacche di illegalità che richiedono un intervento costante delle istituzioni. La presenza straniera è una componente significativa della realtà locale. Secondo i dati demografici riferiti al 2024, a Castel Volturno risultavano 5.803 residenti stranieri, pari al 18,88% della popolazione. Un dato che descrive la popolazione regolarmente residente, ma che non consente di quantificare le presenze irregolari, né di trarre conclusioni automatiche sulla sicurezza - prosegue il comunicato - o sulla criminalità. Sono distinzioni necessarie, soprattutto quando si affrontano questioni tanto delicate.

Immigrazione regolare e immigrazione irregolare non sono la stessa cosa. Chi vive e lavora regolarmente nel nostro Paese, chi contribuisce alla nostra economia, chi cresce i propri figli e rispetta le leggi non può essere confuso con chi soggiorna irregolarmente - si legge ancora - o con chi commette reati. La cittadinanza straniera, da sola, non costituisce un indicatore di pericolosità.

Allo stesso tempo, il rispetto delle regole non può essere facoltativo. Uno Stato credibile deve sapere chi entra nel proprio territorio, garantire procedure di identificazione efficaci, contrastare i trafficanti di esseri umani, combattere il lavoro nero, lo sfruttamento e ogni forma di criminalità, tutelando le vittime e assicurando condizioni di legalità. È in questo contesto - si legge ancora - che va affrontato il tema dei Centri di permanenza per i rimpatri.

Il CPR non è un centro di accoglienza e non è un carcere destinato genericamente agli immigrati. È una struttura nella quale, nei casi e alle condizioni previsti dalla legge, può essere disposto il trattenimento amministrativo di cittadini stranieri in vista dell'esecuzione di un provvedimento di rimpatrio - prosegue il comunicato - quando ricorrono i presupposti normativi e non sia possibile procedere altrimenti. Il trattenimento è soggetto a garanzie e controlli giurisdizionali.

Non tutte le persone straniere irregolarmente presenti possono essere automaticamente trattenute o rimpatriate. Occorre rispettare le procedure, valutare le eventuali richieste di protezione internazionale, le condizioni individuali e i divieti di espulsione e respingimento previsti dall'ordinamento. La funzione di un CPR è dunque quella di rendere effettive, nei casi consentiti, le decisioni di rimpatrio. Perché - si legge ancora - una politica migratoria non può limitarsi agli annunci: deve essere in grado di dare seguito alle decisioni legittimamente adottate.

Per questo riteniamo che il tema dei CPR debba essere affrontato senza pregiudizi ideologici, ma anche senza semplificazioni. Un centro, da solo, non risolve il fenomeno dell'immigrazione irregolare. Servono controlli sul territorio, cooperazione con i Paesi di origine, accordi efficaci, procedure amministrative funzionanti - si legge ancora - rimpatri nel rispetto della legge e una presenza stabile delle forze dell'ordine.

E soprattutto, a Castel Volturno, servono interventi che vadano oltre il perimetro di una singola struttura: recupero delle aree degradate, contrasto agli insediamenti abusivi, tutela ambientale, servizi sociali, sostegno alle famiglie, opportunità di lavoro - si legge ancora - regolare e attenzione alle comunità che da troppo tempo vivono situazioni di fragilità.

Anche la scelta del sito, la sostenibilità dell'intervento, l'impatto sul territorio e il confronto con gli amministratori e i cittadini devono essere affrontati con trasparenza. La legalità non esclude il dialogo con le comunità locali. Al contrario, lo rende indispensabile. La sicurezza non è uno slogan elettorale: è una condizione essenziale per la libertà delle persone, per la dignità del lavoro e per la qualità della vita dei residenti. C'è poi - si legge ancora - una questione politica sulla quale il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, deve fornire risposte.

Fico ha espresso pubblicamente la propria contrarietà al CPR, ha richiamato la necessità di rigenerare il territorio e ha partecipato alla mobilitazione del 24 ottobre. La sua è una posizione politica legittima. Ma governare una Regione significa anche assumersi responsabilità concrete verso i cittadini, soprattutto quando si affrontano problemi che rientrano - si legge ancora -  direttamente nelle competenze regionali.

Il caso del Pineta Grande Hospital è emblematico. La vicenda del pronto soccorso, già interessato da una riduzione delle attività, ha acceso un forte allarme sul futuro del presidio sanitario. Il rischio di interruzione del servizio dal 1° gennaio 2027 - si legge ancora - è stato sollevato pubblicamente, alimentando la preoccupazione di cittadini, operatori e istituzioni.

Già il 24 giugno, durante il Consiglio comunale straordinario dedicato alla crisi del presidio, il presidente Fico, invitato, era assente. In quei giorni, rispetto al rischio per il pronto soccorso, aveva dichiarato: «Stiamo lavorando». E allora la domanda è inevitabile: quali risultati ha prodotto quel lavoro? Quali risorse, quali accordi e quali tempi sono stati individuati per scongiurare l'interruzione di un servizio essenziale? Quali garanzie - si legge ancora - possono essere offerte ai cittadini del litorale domizio, alle famiglie e ai lavoratori?

La programmazione sanitaria regionale e i rapporti con le strutture accreditate chiamano in causa precise responsabilità della Regione. Per questo non basta annunciare un impegno: occorre renderlo verificabile attraverso atti, risorse e scadenze. Avrei voluto vedere una mobilitazione altrettanto forte per il pronto soccorso di Pineta Grande - prosegue il comunicato - per i pazienti, per le famiglie e per chi ogni giorno lavora in quella struttura.

Non per contrapporre la sanità alla sicurezza, né per mettere in competizione due diritti fondamentali, ma per ricordare che entrambi richiedono istituzioni presenti, capaci di assumersi le proprie responsabilità. La Regione non può limitarsi a contestare le scelte del Governo nazionale. Deve dimostrare di saper affrontare anche - si legge ancora - le emergenze che ricadono direttamente sulle proprie competenze.

Castel Volturno ha bisogno di una strategia complessiva. Ha bisogno di legalità, sicurezza, servizi, lavoro, sanità e riqualificazione. Ha bisogno di uno Stato che faccia rispettare le regole e di istituzioni locali e regionali che non lascino soli cittadini e amministratori. La politica non può essere presente soltanto nelle grandi manifestazioni, per poi scomparire - si legge ancora - quando arrivano le domande più difficili. La sicurezza è un diritto. La salute è un diritto. La legalità è una responsabilità. E i cittadini di Castel Volturno meritano risposte concrete, non nuove promesse".